Asse intestino-cervello e sensibilità al glutine: il microbiota fa la differenza?
Negli ultimi anni, oltre ai disturbi gastrointestinali, è emerso un crescente interesse per le manifestazioni neurologiche e psicologiche associate alla sensibilità al glutine non celiaca (NCGS), tra cui ansia, depressione, disturbi del sonno e alterazioni dell’umore.
Se la dieta priva di glutine (GFD) rimane il cardine della gestione clinica, cresce l’interesse verso strategie complementari in grado di modulare il microbiota intestinale e, potenzialmente, influenzare anche il benessere psicologico del paziente.
In quest’ottica, la recente lettera all’editore Psychological distress trend in non-celiac gluten sensitivity: is there a role for a gliadin-degrading probiotic strain? ha rivalutato retrospettivamente i dati psicologici raccolti durante uno studio pilota che aveva già dimostrato come l’associazione tra GFD e Bifidobacterium longum ES1, ceppo con attività gliadina-degradante, fosse in grado di migliorare in misura maggiore la sintomatologia intestinale ed extra-intestinale rispetto alla sola dieta.
Risultati clinici
L’analisi retrospettiva ha preso in esame il distress psicologico mediante i questionari validati SCL-90 e PGWBI.
Entrambi i gruppi hanno mostrato un miglioramento nel corso del trattamento, confermando il beneficio della GFD anche sul piano psicologico.
Tuttavia, i pazienti trattati con B. longum ES1 hanno evidenziato risultati statisticamente più favorevoli in alcuni domini specifici, tra cui ostilità, fobie, eventi psicotici e disturbi del sonno.
Anche i colloqui psicologici hanno documentato un progressivo attenuarsi delle difficoltà emotive e comportamentali osservate al basale, con una tendenza al miglioramento leggermente più marcata nel gruppo che aveva ricevuto il probiotico in associazione alla dieta.
Meccanismi potenzialmente coinvolti
Gli Autori di questo lavoro propongono alcune ipotesi biologicamente plausibili, pur sottolineando la necessità di confermarle con studi prospettici dedicati.
Tra queste figurano il miglioramento dell’eubiosi intestinale, il rafforzamento della barriera mucosale attraverso una maggiore produzione di mucina e il mantenimento dell’integrità delle tight junction, con conseguente riduzione del passaggio sistemico del lipopolisaccaride (LPS).
Viene inoltre ipotizzato un possibile coinvolgimento della produzione microbica di GABA, mediatore chiave dell’asse intestino-cervello.
Sebbene queste spiegazioni richiedano ulteriori conferme sperimentali, il lavoro rafforza il concetto che, nella NCGS, la modulazione del microbiota potrebbe rappresentare un interessante complemento alla dieta priva di glutine, non solo per il controllo della sintomatologia intestinale, ma anche per il benessere psicologico del paziente.
