Ruolo dei bifidobatteri nella risposta al glutine: aggiornamento dalla letteratura più recente
Anche in presenza di una dieta senza glutine, una quota significativa di pazienti continua a presentare sintomi residui o segni di infiammazione persistente, suggerendo che il controllo dietetico, pur essenziale, non esaurisca del tutto il problema clinico; in questo scenario, il microbiota intestinale e, in particolare, alcuni probiotici sono stati studiati come possibili strumenti di supporto.
Microbiota e infiammazione glutine-correlata
Secondo la nuova review Bifidobacteria and Celiac Disease: Mechanisms of Probiotic Action in Reducing Gluten-Induced Cytotoxicity and Inflammation tra i generi batterici più interessanti, i Bifidobacterium si distinguono per la capacità di intervenire su più livelli della cascata patogenetica.
Infatti, alcuni Bifidobacterium possono favorire l’integrità della barriera intestinale, ridurre la liberazione di zonulina, limitare l’attivazione di segnali pro-infiammatori come NF-κB e attenuare la produzione di citochine quali TNF-α, IFN-γ e IL-1β.
La review sintetizza questi effetti in sei possibili meccanismi d’azione: induzione di COX-1 e riduzione di COX-2, riduzione dell’attivazione della zonulina, idrolisi dei peptidi derivati dalla gliadina, inibizione di CXCR3, contenimento dei mediatori infiammatori e modulazione del microbiota intestinale.
Non tutti i bifidobatteri sono uguali: il caso ES1
Il ceppo probiotico Bifidobacterium longum ES1 (CECT 7347) compare tra quelli con attività più promettente nel contesto della enteropatia glutine-indotta poiché, in modelli sperimentali, ha mostrato capacità di:
- modulare la risposta immunitaria,
- ridurre marker pro-infiammatori,
- favorire la produzione di IL-10, citochina chiave per la tolleranza orale e il contenimento dell’infiammazione.
Inoltre, nelle prove in vitro, i bifidobatteri della specie B. longum hanno mostrato di poter ridurre la tossicità dei peptidi del glutine e, nel confronto tra vari ceppi, ES1 è risultato il più efficace nel limitare TNF-α e nel preservare l’integrità della barriera intestinale.
Gli autori rimarcano come la traduzione clinica richieda cautela, poiché gli effetti sono ceppo-dipendenti e non sostituiscono la dieta senza glutine.
Se, dunque, si prendesse in considerazione il razionale “biologico” dell’ES1, sarebbe proprio la combinazione delle sue azioni a renderlo una proposta interessante nel panorama dei probiotici destinati al supporto gastroenterologico, avendo un profilo coerente con i meccanismi oggi più discussi nella sintomatologia da ingestione di glutine.
