coli vs coli: una proposta innovativa per prevenire le ricorrenze di UTI

Le infezioni delle vie urinarie (UTI) colpiscono ogni anno oltre 150 milioni di persone. Il 60% di questa incidenza riguarda le donne, il 20-30% di queste sviluppano una ricorrenza entro l’anno.

L’agente eziologico più coinvolto è Escherichia coli uropatogeno (UPEC) il quale, in condizioni di eubiosi, può risiedere fisiologicamente nell’intestino.

Quando invece si instaura uno stato di disbiosi intestinale, causato da ripetuti cicli antibiotici o ridotta biodiversità a livello colonico, UPEC va incontro ad una sovracrescita intestinale, fenomeno noto come “intestinal overbloom”.

L’intestino come reservoir: disbiosi e traslocazione in vescica

Come asserisce la review Gut Microbiome Implication and Modulation in the Management of Recurrent Urinary Tract Infection, un’aumentata proliferazione intestinale di E. coli è il principale predittore di ricorrenze di UTI.

Lo studio rivela che oltre il 70% delle donne con storia di rUTI presenta una disbiosi intestinale. Questo alterato equilibrio colonico compromette l’integrità delle giunzioni serrate, favorendo un’aumentata permeabilità intestinale. Questa condizione consente agli UPEC di migrare attraverso il torrente linfatico e traslocare direttamente in vescica, dove daranno origine ad un nuovo episodio di UTI.

Si instaura così un circolo vizioso in cui il ciclo antibiotico, pur eradicando temporaneamente l’infezione vescicale, aggrava la disbiosi intestinale, aumenta la persistenza di UPEC e favorisce l’insorgenza di una nuova recidiva.

Ecco perché le terapie emergenti mirano all’utilizzo di probiotici tipizzati, con l’obiettivo di trattare la disbiosi intestinale e ripristinare una corretta funzione barriera.

E. coli 5C: un’opportunità dalla Terapia Batterica di Precisione

E. coli 5C, come ci conferma il recente studio Selection, Comparative Genomics, and Potential Probiotic Features of Escherichia coli 5C, a pksNegative Strain Isolated from Healthy Infant Donor Feces è un ceppo benefico di E. coli isolato dalle feci di un neonato sano, nato da parto vaginale e allattato al seno. Nella prevenzione delle UTI recidivanti offre una risposta razionale a questa fisiopatologia attraverso tre caratteristiche peculiari:

  • capacità di adesione all’epitelio colonico – tramite le fimbrie F1A e fimbria Curli, coli 5C aderisce fortemente agli stessi siti di aggancio utilizzati da UPEC, impedendone l’ancoraggio e la proliferazione a livello intestinale
  • produzione di acetato e ripristino della barriera intestinale – coli 5C produce acetato che sarà poi convertito in butirrato dai batteri commensali butirrato-produttori. Il butirrato rafforza le giunzioni serrate e ripristina l’integrità della barriera mucosale.
  • assenza della fimbria F1C – il ceppo 5C è geneticamente privo della fimbria F1C, la struttura responsabile della traslocazione a livello vescicale. L’azione di coli 5C rimane pertanto circoscritta all’intestino, dove può esercitare l’effetto terapeutico desiderato.

Riconoscere il legame tra permeabilità intestinale e traslocazioni in vescica avrà importanti risvolti clinici.

Dalla Terapia Batterica di Precisione E. coli 5C, in commercio come Colipral®, offre oggi un’opportunità concreta, trasformando il principale reservoir del patogeno in un ambiente ostile alla sua sopravvivenza.