Interazione biologica tra infezione genitale da HPV e microbiota cervicovaginale
Il microambiente cervico-vaginale gioca un ruolo cruciale nel determinare se l’infezione persistente da HPV ad alto rischio si risolverà spontaneamente o evolverà in lesioni precancerose e tumorali.
La review Associations of Cervicovaginal Lactobacilli With High-Risk Human Papillomavirus Infection, Cervical Intraepithelial Neoplasia, and Cancer: A Systematic Review and Meta-Analysis fa luce sul ruolo del microbiota cervicovaginale disbiotico nell’infezione da HPV genitale e nella carcinogenesi HPV-correlata.
Disbiosi cervicovaginale come punto focale
La disbiosi cervicovaginale è caratterizzata da deplezione lattobacillare, aumento della biodiversità microbica con prevalenza di anaerobi associati a vaginosi batterica e compromissione dell’integrità mucosale: tutte condizioni che facilitano l’acquisizione e la persistenza dell’HPV e promuovono cambiamenti cellulari pro-carcinogenesi.
Un profilo non-Lactobacillus dominante è un segnale d’allarme per persistenza virale e rischio di lesioni; peraltro, in più studi L. crispatus appare come specie lattobacillare più protettiva, mentre L. iners si associa a stati “di transizione” meno stabili.
Inoltre, quando il pH vaginale si innalza, diminuisce l’attività antivirale e antibatterica dell’acido lattico ed aumenta la vulnerabilità all’infezione da HPV; specie come L. crispatus producono sia L- che D-lattato, contribuendo alla stabilità tissutale, mentre L. iners produce solo la forma L-, risultando meno protettivo e associato a maggiore suscettibilità alla disbiosi e perdita di integrità cervicale.
Un altro elemento chiave è la formazione di biofilm batterici patogeni, che permettono la persistenza di batteri associati a vaginosi (es. Gardnerella vaginalis, Fannyhessea vaginae) e la presenza di genomi di HPV.
Pilastri dell’oncogenesi cervicovaginale
Tutto ciò determina una condizione di infiammazione cronica di basso grado, con produzione persistente di citochine pro-infiammatorie e reclutamento inefficace di cellule immunitarie, che non solo indebolisce la capacità di clearance virale, ma crea anche un terreno fertile per la trasformazione neoplastica e l’HPV stesso contribuisce a questo processo: le oncoproteine E6 ed E7 riducono la risposta immunitaria e alterano i meccanismi di riparo del DNA, favorendo la sopravvivenza di cellule geneticamente instabili.
Per concludere, quindi, la concomitanza di disbiosi cervicovaginale, pH elevato, rapporto L-/D-lattico alterato, presenza di biofilm coesivi, infiammazione cronica e immunosoppressione locale sembrerebbe portare progressivamente a tre fenomeni centrali dell’oncogenesi cervicale:
- proliferazione cellulare incontrollata,
- instabilità genetica e danni al DNA,
- evasione della sorveglianza immunitaria.
Intervenire sul microbiota cervicovaginale è dunque una strategia per prevenire l’evoluzione dell’infezione da HPV; infatti, approcci mirati quali l’uso di probiotici specifici con ceppi di L. crispatus potrebbero rafforzare la resilienza del microambiente vaginale e ridurre il rischio di progressione neoplastica.
