Microbiota vaginale: non un semplice spettatore, ma determinante attivo nella carcinogenesi HPV-mediata
Se la presenza di HPV ad alto rischio (HR-HPV) è una condizione necessaria per lo sviluppo del carcinoma cervicale, non è tuttavia sufficiente: la progressione verso lesioni intraepiteliali di alto grado (H-SIL) e carcinoma invasivo dipende da un complesso intreccio di fattori ambientali, immunitari ed epigenetici, tra cui l’ecosistema microbico vaginale, modulatore attivo dell’immunità mucosale e del microambiente epiteliale.
Punti chiave emersi dalla ricerca scientifica
La review appena pubblicata sulla prestigiosa rivista Frontiers in Cellular and Infection Microbiology, The vaginal microbiome in HPV persistence and cervical cancer progression, sintetizza le più recenti evidenze multi-omiche sul microbiota vaginale che, ancora una volta, viene visto come potenziale bersaglio terapeutico nella prevenzione del carcinoma della cervice.
Infatti:
- La transizione da un microbiota dominato da Lactobacillus crispatus (CST I) a comunità polimicrobiche disbiotiche (CST IV) rappresenta un biomarcatore di rischio per persistenza dell’HPV e progressione verso CIN 2/3 e carcinoma invasivo.
- La disbiosi cervico-vaginale altera le difese mucosali, modula la risposta immunitaria locale e favorisce modificazioni epigenetiche pro-oncogene nel genoma epiteliale e virale.
- La classificazione in Community State Types (CST) emerge come strumento clinico di stratificazione del rischio e possibile guida per interventi preventivi mirati.
- Strategie basate su probiotici, trapianto di microbiota vaginale o potenziali vaccini veicolati da Lactobacillus ingegnerizzati rappresentano nuove prospettive di intervento terapeutico.
Importanza dell’eubiosi vaginale
È ormai chiaro, quindi, che la relazione tra microbiota e HPV sia bidirezionale: l’infezione virale altera la composizione microbica riducendo la sopravvivenza dei lattobacilli attraverso la soppressione di peptidi antimicrobici mediata dall’oncoproteina E7, creando così un circolo vizioso di immunosoppressione e persistenza virale; al contempo, le specie disbiotiche vaginali inducono il rilascio di IL-1β, IL-6, IL-8 e TNF-α, alterando la barriera epiteliale e creando un microambiente permissivo alla persistenza virale.
In contrapposizione, il microbiota vaginale regola l’immunità mucosale attraverso la modulazione dei pattern di riconoscimento TLR2, TLR4 e del rilascio di citochine; nello specifico, ad esempio, Lactobacillus crispatus, grazie alle sue proteine di superficie, interagisce a livello recettoriale inducendo una risposta anti-infiammatoria e limitando la cascata NF-κB.
In conclusione, le strategie terapeutiche microbiota-target delineano un cambio di paradigma verso una ginecologia di precisione basata sull’ecologia microbica, offrendo altresì nuove possibilità di prevenzione integrata accanto a vaccini e screening.
