Quando il microbiota vaginale fa la differenza: profili batterici associati al successo della PMA

Lo studio clinico controllato, randomizzato Lactobacillus crispatus-dominated vaginal microbiome and Acinetobacter-dominated seminal microbiome support beneficial ART outcome determina l’impatto della composizione del microbiota genitale dei partner (vaginale e seminale) sull’esito delle procedure di procreazione medicalmente assistita (PMA) e identifica i tipi di comunità microbica vaginale (CST) associati a successo o insuccesso.

Outcomes dello studio clinico

Sono state arruolate 93 coppie, con infertilità da almeno un anno, sottoposte ad ART e 12 coppie sane come controllo.

I campioni vaginali e seminali per la successiva analisi microbica sono stati raccolti nel giorno della puntura follicolare, ovvero in concomitanza alla maggior presenza di estrogeni e lattobacilli, ed è anche stata valutata la presenza di vaginosi batterica attraverso il Nugent Score.

Tra le sottoposte ad ART, la gravidanza clinica è stata rilevata in 28 donne (30%), con successo maggiore nelle più giovani.

A livello tassonomico, i campioni vaginali di donne sane e fertili hanno mostrato una predominanza di lattobacilli e in particolare di L. crispatus, mentre le sottoposte a PMA hanno registrato una minor presenza lattobacillare con aumento di Gardnerella, Atopobium e altri patogeni; in più, la presenza di vaginosi batterica (Nugent ≥7) è stata individuata solo nelle donne sottoposte a PMA ed era inversamente associata alla presenza di lattobacilli, in primis L. crispatus.

Al contempo, la presenza di batteri anaerobi Gram negativi, sia negli uomini che nelle donne, è stata negativamente associata al successo della tecnica di procreazione medicalmente assistita.

Interpretazione pratica per i ginecologi

L’associazione tra il tipo di comunità batterica e la gravidanza clinica rimane significativo anche quando si considerano tutte le altre variabili che possono influenzare il successo della fecondazione artificiale; pertanto, è consigliato lo screening mirato del microbiota genitale.

Infatti, i dati ottenuti supportano l’ipotesi che la valutazione microbica possa offrire informazioni utili prima della procedura di PMA, specialmente se nelle donne si ritrovano segni di vaginosi batterica o predominanza di specie considerate “meno protettive”, come L. iners, a scapito del crispatus; se si trova vaginosi batterica, o comunque disbiosi vaginale, andrebbe effettuato un trattamento che preveda l’antibiotico, quando indicato, ma soprattutto probiotici specifici mirati ad aumentare L. crispatus.

In questo quadro si pone anche l’importanza di informare le coppie che si sottopongono a PMA che la salute microbica genitale è un fattore potenzialmente modificabile che potrebbe influenzare l’esito dell’inseminazione artificiale.