UTI recidivanti: le terapie attuali trattano il sintomo o la sorgente?
La review “Gut-bladder axis enters the stage: Implication for recurrent urinary tract infections” pubblicata sulla prestigiosa rivista Cell Host Microbe, ha consolidato un concetto emerso negli ultimi anni nel panorama della letteratura scientifica: l’esistenza di un asse intestino-vescica (gut-bladder axis) ovvero sia la presenza di una stretta interconnessione biologica tra microbiota intestinale, risposta immunitaria e rischio di recidive di UTI.
Drivers di recidive: reservoir intestinale di coli e alterata funzione barriera
È ormai noto che Escherichia coli uropatogeno (UPEC) sia il patogeno coinvolto nel 90% delle UTI. Ciò che emerge oggi con maggiore chiarezza è che l’intestino rappresenta il principale reservoir di questi ceppi uropatogeni.
Studi longitudinali hanno dimostrato che i ceppi di UPEC responsabili dei nuovi episodi di cistite possono persistere nel microbiota intestinale per mesi, continuando a rappresentare una continua fonte di reinfezione anche dopo apparente guarigione clinica.
Un aspetto particolarmente attenzionato nella review è che questi ceppi riescono a sopravvivere alle terapie antibiotiche, creando una colonizzazione intestinale stabile e rendendo possibile la comparsa di nuovi episodi nel tempo.
La persistenza di reservoir di E. coli nell’intestino è spesso accompagnata da un’altra condizione: i soggetti che manifestano ricorrenze di cistiti presentano una condizione di disbiosi intestinale, caratterizzata da una riduzione di butirrato e acetato produzione.
Questi metaboliti svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’omeostasi immunitaria e dell’integrità della barriera intestinale.
Ne consegue un’ aumentata permeabilità, associata ad uno stato infiammatorio cronico di basso grado che favorisce la persistenza e la capacità infettiva degli UPEC.
L’antibiotico continua a rappresentare il trattamento di prima linea dell’episodio acuto. Tuttavia, se il reservoir intestinale persiste, la terapia rischia di eliminare temporaneamente il batterio dalla vescica senza eradicare la fonte della reinfezione.
Questo paradigma spiega perché molte pazienti, pur responsive al trattamento, sviluppino nuovi episodi a distanza di settimane o mesi.
Un probiotico moderno per trattare il serbatoio colonico di UPEC
Tra le prospettive terapeutiche evidenziate dagli autori emerge la possibilità di intervenire sul microbiota intestinale disbiotico e di sviluppare strategie mirate contro le sottopopolazioni persistenti di UPEC nell’intestino, con l’obiettivo di ridurre il rischio di nuove recidive.
Dalla Terapia Batterica di Precisione una proposta innovativa è Colipral®, E. coli 5C, un ceppo moderno di coli non patogeno che vanta numerose peculiarità:
- altamente performante nel colonizzare l’epitelio colonico
- capacità di sostituirsi agli uropatogeni per competizione con questi ultimi ai siti di adesione
- ripristino di una corretta funzione barriera per produzione di acetato convertito a butirrato, evitando la traslocazione degli UPEC in vescica e prostata tramite circolo linfatico
- azione immunomodulante e antinfiammatoria mediante stimolazione di IL-12p70 e IL-10.
Le evidenze sul rapporto tra permeabilità intestinale e traslocazione batterica in vescica stanno cambiando l’approccio terapeutico.
In questa prospettiva, E. coli 5C mira a ripristinare l’ecosistema intestinale, principale fonte del patogeno, per contrastarne la colonizzazione e prevenire l’insorgenza di nuove UTI.
