Vulvovaginiti da Candida: dietro alle recidive una carenza di batteri butirrato produttori
La vulvovaginite recidivante da Candida rappresenta ancora oggi una delle sfide più frequenti nella pratica ginecologica ma, nonostante la disponibilità di trattamenti antimicotici efficaci, molte pazienti continuano a manifestare recidive, spesso accompagnate da peggioramento della qualità di vita.
Nuove evidenze scientifiche collegano la proliferazione di Candida albicans alla riduzione dei batteri butirrato produttori a livello colonico. Ma qual è la ragione clinica per cui Candida continua a ripresentarsi?
Alterata funzione barriera e vulvovaginiti recidivanti
Dalla letteratura scientifica la conferma dell’esistenza di una correlazione tra proliferazione di Candida a livello intestinale e la ridotta produzione di acidi grassi a corta catena da parte dei batteri commensali.
Il recente studio “Candida albicans colonization in the human colon correlates with a reduction in acetate- and butyrate-producing bacteria, as simulated using the M-SHIME® model” ha evidenziato come la colonizzazione da Candida albicans sia associata alla riduzione di specifici gruppi batterici, in particolare quelli acetato e butirrato produttori.
Gli autori hanno osservato che la diminuzione di questi metaboliti correla significativamente con una maggiore crescita di Candida, mentre concentrazioni più elevate di butirrato risultano associate a una minore capacità di colonizzazione fungina.
Il dato è particolarmente interessante perché il butirrato non rappresenta semplicemente un prodotto del metabolismo batterico.
Il butirrato svolge numerose funzioni nel nostro organismo, tra le principali:
- contribuisce al mantenimento dell’integrità dell’epitelio colonico
- modula la risposta immunitaria locale
- sostiene la corretta funzione barriera e favorisce condizioni ambientali sfavorevoli alla proliferazione di microrganismi opportunisti.
È noto che numerosi fattori frequentemente riscontrati nelle pazienti ginecologiche possano alterare questa funzione protettiva: trattamenti antibiotici ripetuti, infezioni ricorrenti, stress, diete drastiche e condizioni di disbiosi intestinale.
In tali circostanze il microbiota perde parte della sua capacità di esercitare una resistenza alla colonizzazione da parte dei patogeni, favorendo la persistenza e la ricomparsa di Candida.
Da qui nasce l’interesse verso strategie capaci di ripristinare la produzione fisiologica di butirrato.
Clostridium butyricum CBM588®: il butirrato produttore per eccellenza
Tra queste merita attenzione il Clostridium butyricum CBM588®, l’unico ceppo probiotico attualmente in commercio caratterizzato dalla capacità di produrre elevate quantità di butirrato e di inibire la germinazione di Candida.
L’inibizione delle strutture ifali avviene attraverso la soppressione dell’istone deacetilasi, polimero di sostegno necessario alla germinazione di Candida.
In quest’ottica, affiancare alla terapia tradizionale strategie terapeutiche mirate al recupero di una corretta funzione barriera e della produzione di butirrato può rappresentare un approccio innovativo e razionale, particolarmente interessante nelle donne con predisposizione alle recidive.
Dalla probiotica di precisione, una soluzione terapeutica rappresentata da Clostridium butyricum CBM588®: un batterio capace di controllare la proliferazione di Candida, restituendo al microbiota intestinale la capacità di tenerla sotto controllo.
