Review evidenzia i benefici clinici della PEA in pazienti con dolore cronico neuropatico
La PEA appartiene a un gruppo di lipidi bioattivi endogeni chiamati aliamidi (ammidi autacoidi antagoniste del danno locale).
Numerosi studi randomizzati e metanalisi hanno dimostrato l’efficacia della PEA nel ridurre l’intensità del dolore derivante da diversi fenotipi di dolore, compreso quello neuropatico indotto dal cancro (CIPN), come descritto nella recente review Novel drug treatments for pain in advanced cancer and serious illness: a focus on neuropathic pain and chemotherapy-induced peripheral neuropathy.
Farmacocinetica della PEA
La farmacocinetica della PEA è poco conosciuta. La PEA ha un’elevata clearance di primo passaggio essendo un composto altamente lipofilo e quindi il suo volume di distribuzione è piuttosto ampio.
La parete intestinale e il fegato contengono enzimi idrolitici coinvolti nel suo metabolismo.
La PEA micronizzata o fitosomizzata sembra migliorare l’assorbimento nei mammiferi.
La PEA attraversa facilmente il SNC, si accumula all’interno delle cellule e attraversa le membrane cellulari. La PEA si lega alla FABP5 (proteina legante gli acidi grassi 5) e quindi compete per il legame con l’anandamide. Inoltre, compete con il metabolismo dell’anandamide da parte dell’enzima ammide idrolasi degli acidi grassi, aumentando così i livelli intracellulari di anandamide.
Meccanismi d’azione della PEA
La PEA si forma dalle membrane cellulari in risposta allo stress. Essa si accumula nei tessuti come risposta biologica all’infiammazione e aumenta nelle regioni cerebrali coinvolte nella nocicezione e nel midollo spinale in risposta al danno neurologico e all’infiammazione.
La produzione “on-demand” mira all’attivazione dei mastociti, alla degranulazione e alle risposte microgliali al danno nervoso.
A valle, inibisce il rilascio di citochine e il transito intranucleare di NF-κB, prevenendo le risposte di interleuchina, fattore di necrosi tumorale e prostaglandine.
La PEA ha molteplici bersagli: principalmente il recettore orfano GPR-55 e poi i recettori vanilloidi, in particolare TRPV-1 (il recettore della capsaicina); inoltre, interagisce indirettamente con i recettori dei cannabinoidi classici (CB1, CB2) aumentando i livelli di anandamide e inibendo la neurotrasmissione glutammatergica.
Tuttavia, la maggior parte delle prove suggerisce che gli effetti di contrasto all’iperalgesia della PEA siano correlati all’attivazione del recettore attivato dal proliferatore dei perossisomi (PPAR) e all’inibizione della degranulazione e dell’attivazione dei mastociti.
I PPAR sono una famiglia di recettori nucleari che modulano l’infiammazione riducendo la risposta genica infiammatoria, compromettendo così l’espressione delle chemochine. Gli agonisti dei PPAR sono una nuova classe di analgesici che agiscono sulle reazioni non neuronali al danno neuropatico.
La PEA in add-on ad analgesici per la gestione del dolore cronico neuropatico
La PEA è stata utilizzata in combinazione con altri analgesici.
Nei modelli preclinici, migliora l’analgesia da oppioidi e ritarda la tolleranza agli analgesici; inoltre, migliora l’analgesia da gabapentin e paracetamolo.
Non sono noti effetti collaterali a carico della PEA e neppure interazioni negative con altri farmaci antidolorifici.
