Abitudini alimentari e microbiota vaginale: quale relazione?
Vari studi longitudinali hanno dimostrato che la composizione del microbiota vaginale è influenzata da vari fattori locali e sistemici, come i livelli ormonali, lo stress psicosociale, il fumo, le abitudini sessuali, l’uso di prodotti topici o antibiotici e la presenza di infezioni urogenitali.
Pochi studi, però, hanno approfondito come le abitudini alimentari possano influenzare la composizione batterica dell’ambiente vaginale.
Lo studio trasversale Dietary habits and vaginal environment: can a beneficial impact be expected? pubblicato nel 2025, ha valutato, in una coorte di 113 donne fertili non in gravidanza, il ruolo dell’assunzione di macronutrienti e alcol in correlazione all’ecosistema vaginale, in termini di composizione batterica e concentrazione di metaboliti vaginali.
Profilazione delle donne partecipanti allo studio
Ciascun soggetto è stato profilato in base a tre caratteristiche:
- stato della comunità batterica vaginale (CST-Community State Type) mediante profilazione genica dell’rRNA 16S;
- profilo metabolico vaginale mediante spettroscopia 1H-NMR;
- dieta praticata, attraverso la compilazione di un questionario sulla frequenza di assunzione alimentare per valutare le abitudini alimentari.
Ai fini della presente analisi, poiché il CST III (microbiota dominato da Lactobacillus iners) è stato associato a disbiosi vaginale e a minori capacità protettive, i ricercatori hanno raggruppato i CST in tre categorie: a) CST dominati da L. crispatus/L. jensenii/L. gasseri (I, II e V); b) dominati da L. iners (CST III); c) microbiota polimicrobico a basso contenuto di lattobacilli (CST IV).
Caratteristiche del microbiota vaginale delle donne partecipanti
Nel complesso, la composizione batterica dei campioni era simile a quella mediamente prevista per l’ambiente vaginale, con Lactobacillus crispatus come specie più abbondante (40,7% in media), seguita da L. iners (22,6%), L. gasseri (4,2%) e L. jensenii (3,7%); tra gli altri generi, Gardnerella vaginalis e Prevotella spp. rappresentavano rispettivamente il 6,1% e il 6,0% in media, mentre Streptococcus spp. (2,4%), Atopobium vaginae (1,4%) e Ureaplasma spp. (1,1%) erano anch’essi costantemente presenti.
Correlazione tra metaboliti microbici e salute vaginale
Inizialmente, è stata confermata la stretta associazione tra i CST e i livelli di metaboliti rilevati nei fluidi vaginali. Tra i metaboliti benefici correlati al CST I, dominato da L. crispatus, il 4-idrossi-fenil-lattato, un sottoprodotto della degradazione degli amminoacidi, ha già dimostrato di ridurre la produzione di ROS (specie reattive dell’ossigeno).
Inoltre, le specie di Lactobacillus in un ambiente vaginale sano sono note per produrre amminoacidi a catena ramificata, come leucina, isoleucina, serina e triptofano.
Le specie di Lactobacillus, tra cui L. crispatus, possono metabolizzare il triptofano in una varietà di composti bioattivi, inclusi i derivati dell’indolo, metaboliti che svolgono un ruolo nella modulazione immunitaria e nella riduzione dell’infiammazione.
È noto che L. crispatus produce elevate quantità di lattato, responsabile del pH acido protettivo che previene la proliferazione dei patogeni nell’ambiente vaginale, dalla conversione del glucosio attraverso la fermentazione lattica.
Nella nostra osservazione, L. crispatus era negativamente correlato agli zuccheri semplici (ad esempio: glucosio, fruttosio) che, a loro volta, erano positivamente correlati ad alcuni taxa tipici di CST IV (ad esempio: Streptococcus, Dialister, Prevotella): queste correlazioni suggeriscono una possibile competizione nutrizionale con le specie di Lactobacillus, con conseguente stimolazione della crescita degli elementi di CST IV favorita dal pH più elevato conseguente alla ridotta fermentazione lattica.
Pertanto, l’assenza di lattobacilli, in particolare quelli più efficaci nella fermentazione del glucosio, è correlata a una maggiore disponibilità di glucosio nell’ambiente vaginale, che può quindi favorire la crescita di microrganismi indesiderati, inclusi i batteri legati a un ambiente disbiotico.
Associazione tra assunzione di macronutrienti e CST
Per ciascun alimento, le partecipanti hanno indicato la frequenza di consumo (giornaliera, settimanale, mensile o annuale) e selezionato le dimensioni delle porzioni attraverso immagini che mostravano porzioni piccole, medie e grandi.
Per fornire una valutazione complessiva della qualità della dieta è stato calcolato il livello di aderenza alla dieta mediterranea attraverso un punteggio che variava da 0 (aderenza minima) a 18 (aderenza massima) e valutava i componenti della dieta. Il sistema di punteggio considerava il consumo di cereali integrali, legumi, frutta, verdura, noci e olio d’oliva come fattori positivi, mentre il consumo di latticini e carne rossa e lavorata era considerato un fattore negativo, così come l’alcool.
Dallo studio sono emersi risultati interessanti esaminando le associazioni tra dati dietetici e microbiota vaginale. Indipendentemente da eventuali fattori confondenti, si è scoperto che un maggiore bilancio proteico animale, principalmente derivato da carne rossa e lavorata, in relazione agli altri macronutrienti, era sostanzialmente correlato positivamente con CST IV.
Il consumo di alcol era significativamente associato positivamente a una condizione di vaginosi batterica (ad esempio, CST IV) e, in particolare, con i livelli di Gardnerella spp. e Ureaplasma spp. Nonostante il numero limitato di studi in questo ambito, è stato osservato che il consumo di alcol può avere un effetto sul microbiota vaginale simile a quello del tabacco, aumentando così il rischio di vaginosi batterica.
É stato anche notato un effetto benefico dell’acido α-linolenico, uno degli acidi grassi polinsaturi omega-3 essenziali, derivato principalmente da fonti vegetali come noci e semi. Infatti, un aumento del bilancio dell’acido linolenico, rispetto agli altri componenti nutrizionali, era inversamente associato alla CST III, dominata dalla specie di transizione L. iners. La correlazione positiva osservata tra acido linolenico e L. crispatus, la specie distintiva dell’eubiosi vaginale, andava nella stessa direzione.
Conclusioni
Nel complesso, i dati ottenuti gettano nuova luce sull’importanza dell’interazione tra il tratto gastrointestinale e la vagina, il cosiddetto “asse vagina-intestino”, descritto per la prima volta da Ravel e Brotman nel 2016.
Una dieta sana potrebbe preservare l’omeostasi vaginale regolando il traffico di specie batteriche attraverso la vagina e l’intestino (traslocazione batterica), modulando a sua volta il livello e il tipo di metaboliti prodotti dal microbiota, agendo come attori indiretti dell’asse vagina-intestino.
In conclusione, si è evidenziato che specifiche abitudini alimentari (ad esempio, ridotto consumo di alcol e proteine animali, maggiore assunzione di acido linolenico) possono avere un impatto benefico sull’ambiente vaginale, attraverso il mantenimento di un microbiota prevalentemente dominato da specie di Lactobacillus “protettive” come L. crispatus, L. gasseri e L. jensenii.
