Impatto del microbiota orale sulle infezioni respiratorie infantili

La recente review “Oral Cavity Microbiome Impact on Respiratory Infections Among Children“ si è proposta di valutare l’impatto del microbiota del cavo orale e delle vie aeree superiori sulla suscettibilità e sulla gravità delle infezioni respiratorie nella popolazione pediatrica, nei bambini di età compresa tra la nascita e i 18 anni.

L’attenzione si è concentrata sulla caratterizzazione microbica dei tessuti coinvolti, sulla modulazione delle risposte immunitarie e sulle potenziali applicazioni terapeutiche degli interventi mirati al microbiota.

Ruolo fisiologico dei microbioti batterici del cavo orale e delle vie respiratorie

Come per microbiota intestinale umano, la composizione e il ruolo fisiologico del microbiota orale e respiratorio sono sempre più definiti, ipotizzando che partecipi alla difesa dell’ospite.

Il microbiota delle vie aeree, sia superiori che inferiori, potrebbe agire come una vera e propria barriera biologica, contribuendo al mantenimento delle normali funzioni respiratorie e proteggendo l’individuo dalla colonizzazione o dall’invasione da parte di agenti patogeni esterni.

La ricerca alla base della review mirava a identificare studi che coinvolgessero bambini con infezioni respiratorie ricorrenti, in cui il microbiota era stato analizzato per esplorare la relazione tra disbiosi delle vie aeree superiori e immunodeficienze secondarie, che possono aumentare la suscettibilità a processi infiammatori ricorrenti.

Caratteristiche del microbiota respiratorio nei soggetti sani

Gli studi sulla struttura e la composizione del microbiota respiratorio hanno permesso di distinguere due tipi di microbiota: uno “centrale” e uno “satellite”. Il microbioma respiratorio centrale è composto da specie batteriche che sono costantemente presenti in oltre il 95% dei campioni analizzati e sono condivise tra individui sani.

Il microbioma centrale varia in modo costitutivo in base a fattori quali età, sesso, origine sociale e/o etnica degli individui, ma rimane influenzato da fattori quali cicli di trattamenti antibiotici prolungati o la dieta, nonché la modalità del parto e dell’allattamento. I neonati nati con parto cesareo presentano profili del microbioma respiratorio. dominati da Staphylococcus aureus per un periodo più lungo, a differenza dei bambini nati con parto vaginale, il cui microbioma respiratorio centrale evolve più rapidamente verso un profilo più complesso, che include generi come Moraxella, Corynebacterium o Dolosigranulum, che offre una migliore protezione contro le infezioni respiratorie, ulteriormente rafforzata dall’assunzione del latte materno, la cui qualità dipende sia dalla condizione microbica intestinale di partenza della puerpera, ma anche dalla prematurità del parto e dalla modalità eutocica o meno dello stesso.

Uno studio che ha esaminato le aspirazioni tracheali di neonati prematuri e a termine ha rivelato che la composizione del microbiota variava maggiormente a seconda dell’età gestazionale, con i bambini a termine che presentavano un profilo anaerobico simile a quello degli adulti, comprendente Fusobacterium, Prevotella e Veillonella, e i neonati prematuri che presentavano precocemente Staphylococcus o Ureaplasma.

Impatto del microbiota respiratorio sulla patogenesi delle malattie virali respiratorie

Le infezioni virali sono la causa principale delle infezioni respiratorie acute infantili; le infezioni batteriche sono meno del 30% delle cause infettive delle basse vie respiratorie (bronchiali o polmonari).

Da studi di meta-trascrittomica si evince che alcune specie batteriche sarebbero in grado di raggiungere le vie aeree inferiori e produrre composti immunomodulatori che limiterebbero la reazione dell’ospite all’infezione virale, in particolare alterando la clearance mucociliare.

Inoltre, in modelli murini, alterando il fenotipo di risposta dei monociti e generando un fenotipo di attivazione di macrofagi meno distruttivi, questa colonizzazione ha permesso una significativa riduzione delle alterazioni polmonari associate al virus, riducendo la letalità dell’infezione influenzale.

Conclusioni e prospettive future

Il modello tradizionale “un patogeno-una malattia” ha iniziato a cedere il passo, negli ultimi anni, a una spiegazione a livello di ecosistema della patogenesi delle infezioni respiratorie. Questa ipotesi spiega come l’immunità sia modulata dalle interazioni tra microbi commensali e ospite e come la resilienza e la suscettibilità alle infezioni respiratorie siano correlate.

Le nuove indagini permesse dai nuovi strumenti analitici (NGS) stanno facendo luce sulle dinamiche del microbiota in risposta agli agenti patogeni e consentono la modifica di singoli fattori, tra cui la valutazione delle interazioni con i vaccini o la co-colonizzazione di batteri o addirittura virus a scopo preventivo e/o terapeutico.

Infine, concentrarsi sulla correzione degli squilibri all’interno del microbioma satellite – le cui variazioni possono essere influenzate da fattori ambientali – porterà sicuramente a migliori risultati terapeutici e prognostici nel trattamento delle malattie infettive respiratorie.

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