Celiachia: bifidobatteri alleati della dieta senza glutine
La dieta priva di glutine (GFD) rappresenta tutt’oggi l’unica terapia riconosciuta per la malattia celiaca.
Tuttavia, una quota non trascurabile di pazienti continua a presentare sintomi gastrointestinali, alterazioni della barriera intestinale e uno stato infiammatorio persistente, nonostante una rigorosa aderenza alimentare.
Parallelamente, la GFD non sempre è in grado di ripristinare un microbiota eubiotico, frequentemente caratterizzato da una riduzione del genere Bifidobacterium, microrganismi fondamentali per il mantenimento dell’omeostasi intestinale.
La recente review Bifidobacteria and Celiac Disease: Mechanisms of Probiotic Action (Scherer et al., 2025) analizza le evidenze precliniche e cliniche disponibili, evidenziando come alcuni ceppi probiotici possano affiancare la dieta aglutinata intervenendo sui principali meccanismi patogenetici della malattia.
Tra questi, il ceppo Bifidobacterium longum CECT 7347, commercialmente noto come Bifidobacterium longum ES1 (GliadinES®), è quello che dispone delle evidenze più complete.
Bifidobacterium longum ES1: un'azione mirata sui meccanismi della celiachia
Le evidenze raccolte dalla review mostrano che B. longum ES1 agisce su diversi passaggi chiave della fisiopatologia celiaca. Innanzitutto, durante la digestione è in grado, a differenza di altri bifidobatteri studiati, di trasformare la gliadina in frammenti peptidici di minore peso molecolare e con ridotta attività immunotossica, limitando la formazione di peptidi capaci di attivare il recettore CXCR3 e la successiva cascata infiammatoria.
Sul piano immunologico, B. longum ES1 riduce l’attivazione di NF-κB e la produzione delle principali citochine pro-infiammatorie, tra cui TNF-α, favorendo contestualmente un incremento della produzione di IL-10, una citochina fondamentale per la tolleranza immunitaria.
Parallelamente, contribuisce a limitare l’attivazione della zonulina e l’espressione di CXCR3, preservando l’integrità delle Tight Junction e rafforzando la funzione di barriera della mucosa intestinale.
Si tratta di un insieme di azioni complementari che agiscono sia a monte, riducendo la tossicità dei peptidi del glutine, sia a valle, modulando la risposta immunitaria e contenendo il danno mucosale.
Dai modelli sperimentali alla pratica clinica
Le evidenze sperimentali trovano un primo riscontro clinico nello studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo di Olivares et al. (British Journal of Nutrition, 2014), condotto in bambini con nuova diagnosi di celiachia. L’integrazione con Bifidobacterium longum CECT 7347 (Bifidobacterium longum ES1, GliadinES®), in associazione alla dieta senza glutine, ha determinato una riduzione della risposta infiammatoria sistemica, un miglioramento del profilo immunitario e della composizione del microbiota intestinale, con una diminuzione dei Bacteroides fragilis e una tendenza all’incremento dei bifidobatteri, accompagnandosi a un miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti.
Sebbene la GFD rimanga imprescindibile, le conoscenze attuali suggeriscono che il supporto del microbiota rappresenti una nuova frontiera della nutrizione integrata nella celiachia.
In questo contesto, Bifidobacterium longum ES1 (GliadinES®) è oggi uno dei ceppi meglio caratterizzati, grazie alla capacità di intervenire contemporaneamente sulla digestione dei peptidi del glutine, sulla modulazione della risposta immunitaria e sul rafforzamento della barriera intestinale.
Per il nutrizionista, ciò si traduce nella possibilità di affiancare alla terapia dietetica un intervento mirato sul microbiota, con l’obiettivo di favorire un recupero più completo dell’equilibrio intestinale e del benessere del paziente.
