Disturbi gastrointestinali nello sport: dalla causa al rimedio
I disturbi gastrointestinali correlati all’attività sportiva rappresentano una problematica frequente con sintomi quali diarrea, nausea, vomito, bruciore di stomaco, meteorismo, che colpiscono (in alcuni studi) fino all’80% degli atleti, in particolare praticanti di discipline ad alta intensità, come corsa, nuoto, ciclismo, ecc.
Non si tratta di un problema confinato ai professionisti: anche gli amatori, quando sottoposti a carichi intensi rispetto alle proprie capacità, riportano disturbi di pari gravità.
Questi disturbi hanno un impatto significativo e possono compromettere sia la performance sia la salute intestinale e l’equilibrio del microbiota.
A fronte di questa rilevanza clinica, Bertuccioli e colleghi hanno recentemente pubblicato l’articolo Sports-Related Gastrointestinal Disorders: From the Microbiota to the Possible Role of Nutraceuticals, a Narrative Analysis con l’obiettivo di analizzare in maniera narrativa le cause, le conseguenze e le possibili strategie di intervento, sia dietetiche sia nutraceutiche, cercando di fare chiarezza in un panorama scientifico spesso caratterizzato da dati eterogenei e talvolta contraddittori.
Relazione tra esercizio fisico e microbiota
Il rapporto tra attività fisica e microbiota intestinale è complesso e bidirezionale e la letteratura mostra dati non sempre univoci.
Durante l’esercizio fisico, i microbi intestinali, metabolizzando i carboidrati indigeribili o il lattato prodotto dall’esercizio anaerobico, producano acidi grassi a catena corta (SCFA), che fungono da fonte di energia.
Sono state inoltre osservate correlazioni tra composizione microbica e prestazioni metaboliche, come l’aumento di specie quali Veillonella, capaci di metabolizzare il lattato in SCFA, che rappresentano un vantaggio metabolico con miglioramento del VO₂max.
L’esercizio moderato è associato a effetti benefici ben documentati come un aumento significativo dei butirrato-produttori, come Faecalibacterium prausnitzii, e di batteri eubiotici come Akkermansia muciniphila e Bifidobacterium spp., correlati a una migliore salute metabolica.
Questi effetti contrastano con l’insorgenza di sintomi gastrointestinali testimoniata dalla letteratura, tuttavia, gli autori offrono una spiegazione sottolineando come intensità e durata dell’esercizio giochino un ruolo cruciale: gli esercizi di resistenza (endurance), infatti, provocano una ridistribuzione del flusso sanguigno dall’apparato digerente ai muscoli e agli organi coinvolti nella ventilazione e termoregolazione, con un potenziale quadro di ischemia splacnica, ipoperfusione e alterata motilità intestinale.
A questo si somma l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che stimola la produzione di ormoni legati allo stress e il rilascio da parte dei mastociti di mediatori immunitari come istamina, proteasi e citochine proinfiammatorie.
Ne deriva un’aumentata permeabilità intestinale, con traslocazione di lipopolisaccaride batterico che provoca endotossiemia – condizione nota come leaky gut – che contribuisce all’insorgenza dei sintomi e, nel lungo periodo, a forti alterazioni del microbiota e a uno stato infiammatorio sistemico.
Strategie nutrizionali e nutraceutiche
La gestione dei sintomi gastrointestinali negli sportivi passa attraverso scelte dietetiche e l’impiego mirato di nutraceutici. Le strategie più diffuse includono la riduzione di latticini, cibi ad alto contenuto proteico o di fibre prima della gara.
Tuttavia, anche promuovere la stabilità del microbiota può contribuire al mantenimento della corretta permeabilità e funzionalità intestinale, con un migliore controllo di questi sintomi. L’articolo evidenzia come l’approccio low-FODMAP a breve termine si è dimostrato efficace nel ridurre la sintomatologia intestinale negli atleti, con potenziale utilità anche in programmi di allenamento prolungati, che richiedono però ulteriori studi.
La review analizza anche diversi nutraceutici e probiotici che potrebbero ricoprire un ruolo di rilievo nel trattamento di questi sintomi, tra questi:
- Clostridium butyricum CBM588 (Butirrisan®): unico ceppo probiotico, coltivabile e sicuro, capace di produrre butirrato, un SCFA che nutre gli enterociti e rinforza la barriera intestinale, oltre ad avere un’azione antidiarroica e a favorire la proliferazione di altri produttori di butirrato, riducendo così la permeabilità intestinale e l’infiammazione, attenuando disturbi gastrointestinali da sforzo intenso.
- Curcumina (Algocur®): polifenolo con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, limitando lo stress ossidativo e la risposta infiammatoria, ma capace anche di supportare la crescita di bifidobatteri e lattobacilli e contrastare specie di Ruminococcus associati a condizioni infiammatorie e metaboliche.
- Berberina (Berberol®): alcaloide con effetti ipoglicemizzanti, ipolipemizzanti e immunomodulanti. Modula la composizione del microbiota riducendo la diversità complessiva ma favorendo specie come Akkermansia muciniphila, nota per il ruolo protettivo sulla barriera intestinale. Studi clinici mostrano efficacia nel controllo della diarrea funzionale. Agisce inoltre sul metabolismo del triptofano e sull’attivazione del recettore AhR, migliorando la permeabilità intestinale.
In sintesi, la nutrizione e la nutraceutica mirata offrono strumenti importanti per prevenire e gestire i disturbi gastrointestinali negli atleti, in particolare Clostridium butyricum, curcumina e berberina, che grazie al loro duplice profilo antinfiammatorio e di modulazione microbica.
