FODMAP, enzimi e sintomi post-prandiali: meccanismi e possibili strategie

Negli ultimi anni l’attenzione verso il ruolo del cibo nei Disturbi dell’Interazione Intestino-Cervello (DGBI), in particolare IBS e dispepsia funzionale, è cresciuta in modo esponenziale.

La review Mechanisms Underlying Food-Triggered Symptoms in Disorders of Gut-Brain Interactions fa il punto sui principali meccanismi fisiopatologici che sottendono i sintomi evocati dagli alimenti, offrendo una cornice interpretativa utile anche nella pratica nutrizionale.

FODMAP e deficit enzimatici: amplificatori silenti della sintomatologia

I FODMAPs, pur non essendo la causa dei DGBI, possono contribuire ad innescarli e inasprirli attraverso diversi meccanismi come l’alterazione della fermentazione batterica del microbiota intestinale, l’induzione di distinti effetti di carico osmotico nell’intestino tenue e nel colon e la produzione di gas nel tratto gastrointestinale.

Tuttavia, gli autori sottolineano che nei pazienti con IBS la quantità di gas prodotta non è necessariamente superiore rispetto ai controlli sani, quindi la sola riduzione del substrato fermentabile potrebbe non essere sufficiente. Questo spiega anche perché la dieta low-FODMAP risulti efficace in molti pazienti, ma non in tutti.

Un punto cruciale nel rapporto tra FODMAPs e DGBI riguarda il ruolo dei deficit enzimatici: come evidenziato nell’articolo, pur non essendoci nei pazienti con DGBI un’alterazione generalizzata della digestione, condizioni di mal digestione/malassorbimento ben note (come la lattasi non persistente e il malassorbimento del fruttosio) possono amplificare i sintomi proprio a causa dell’ipersensibilità viscerale e delle alterazioni del dialogo intestino-cervello: in tutti questi casi, le integrazioni enzimatiche esogene possono rappresentare una strategia promettente per evitare restrizioni dietetiche eccessive.

Un esempio classico è l’uso di lattasi in soggetti con intolleranza al lattosio; analogamente, per mitigare i sintomi da mal-digestione dei carboidrati, la supplementazione con enzimi sostitutivi può aiutare a prevenire l’accumulo colico di saccarosio e amidi non scissi, migliorando la risposta clinica laddove la sola dieta low-FODMAP si rivela insufficiente.

Le applicazioni pratiche

È qui, dunque, che si colloca la sfida della ricerca: passare dalla restrizione alimentare come unico strumento di gestione allo sviluppare formulazioni enzimatiche sempre più efficaci e sicure, che rispondano non solo ai deficit classici ma anche a quelle condizioni “borderline” in cui i DGBI si intrecciano con lievi inefficienze digestive.

Un esempio pratico potrebbe essere così costituito: la fase iniziale di restrizione e la lenta reintroduzione dose-dipendente dei diversi alimenti possono risultare complicati per il paziente da seguire e, anche la fase finale della dieta low-FODMAP, personalizzata e meno restrittiva da portare avanti nel lungo periodo, può creare difficoltà in caso di viaggi o pasti fuori casa e potrebbe quindi risultare utile fornire al paziente un integratore a base di enzimi capaci di digerire i FODMAP da assumere all’occasione per ridurre i gonfiori e i dolori addominali.

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