Il cortocircuito della sazietà nell’obesità: dall’adipocita al microbiota
L’articolo Microbiota-Gut-Brain Axis and Impaired Satiety in Individuals with Obesity: A Potentially Bidirectional Association (Current Nutrition Reports, 2025) analizza in modo approfondito i meccanismi neuroendocrini e microbiota-dipendenti alla base dell’alterata percezione della sazietà nei soggetti con obesità, proponendo una visione integrata e bidirezionale dell’asse microbiota–intestino–cervello.
Il controllo della sazietà nel soggetto obeso
I meccanismi di controllo della sazietà risultano profondamente alterati a causa di una combinazione di cambiamenti metabolici, ormonali, infiammatori e microbici:
- l’ipertrofia degli adipociti, associata a ipossia locale, determina una disfunzione nella secrezione delle adipocitochine e favorisce uno stato di infiammazione cronica di basso grado;
- l’iperleptinemia cronica induce resistenza leptinica a livello ipotalamico, riducendo l’attivazione dei neuroni anoressizzanti POMC e CART e lasciando attivi i circuiti oressigeni mediati da NPY e AgRP;
- l’iperinsulinemia contribuisce ad aumentare l’introito energetico e a peggiorare la resistenza ormonale centrale;
- l’alimentazione povera di fibre, ricca di zuccheri raffinati e grassi saturi, comporta una minore stimolazione degli ormoni intestinali della sazietà (GLP-1, PYY e CCK) e favorisce una disbiosi intestinale implicata nell’aumento della permeabilità intestinale, che amplifica l’infiammazione sistemica.
Si instaura così un circolo vizioso in cui dieta pro-infiammatoria e accumulo adiposo si rafforzano reciprocamente, compromettendo la regolazione neuroendocrina dell’equilibrio energetico, con riduzione dei e aggravando il deficit di controllo di fame e sazietà.
L’azione del microbiota intestinlale
L’articolo evidenzia come il microbiota intestinale giochi un ruolo cruciale in questi processi. La disbiosi tipica dell’obesità non è solo una conseguenza dell’eccesso ponderale, ma può contribuire attivamente all’alterazione dei segnali di sazietà, modulando direttamente o indirettamente l’asse intestino-cervello. Nell’articolo particolare rilevanza viene attribuita alla capacità del microbiota di
- rafforzare la barriera intestinale e la produzione di muco grazie soprattutto alla produzione di butirrato,
- influenzare la sintesi di neurotrasmettitori come il GABA e di molecole con attività mimetica ormonale.
Per questi motivi gli autori sostengono l’importanza di integrare interventi mirati sul microbiota ai tradizionali approcci terapici possono rappresentare una strategia promettente per migliorare la regolazione della sazietà nell’obesità.
L’impiego di probiotici selezionati apre prospettive interessanti, come nel caso di Hafnia alvei HA4597 (Satilia®): questo batterio produce infatti la proteina ClpB, (mimetico funzionale dell’ormone α-MSH), capace di attivare i neuroni POMC ipotalamici e stimolare la secrezione di PYY e GLP-1 da parte delle cellule enteroendocrine, aiutando l’intervento nutrizionale ad agire simultaneamente su segnali intestinali e centrali del controllo dell’appetito.
