Metaboliti delle crucifere e tumore al seno

Il cancro al seno è una causa significativa di decessi in tutto il mondo; è una malattia eterogenea con diversi sottotipi, prognosi e sensibilità alle terapie. Tra i potenziali fattori dietetici con proprietà chemio-preventive, le verdure crucifere si sono dimostrate promettenti nel ridurre il rischio di cancro al seno e sono state oggetto di numerosi studi preclinici, clinici ed epidemiologici. Lo scopo della review Cruciferous Vegetables, Bioactive Metabolites, and Microbiome for Breast Cancer Preventionè quello di presentare una revisione della letteratura più recente sulle verdure crocifere, sui loro metaboliti bioattivi derivati ​​e sulla loro associazione con il cancro al seno.

Verdure crucifere e loro composti bioattivi

Le verdure crocifere sono un gruppo eterogeneo di ortaggi, caratterizzati dai petali dei fiori a forma di croce, e appartengono, secondo l’attuale tassonomia vegetale, alla famiglia delle Brassicaceae. Le verdure crucifere sono ricche di glucosinolati (GLS), una classe di fitochimici contenenti zolfo associati a numerosi benefici per la salute.

Dopo il consumo di verdure crocifere, i GLS subiscono idrolisi da parte della mirosinasi vegetale o batterica (rilasciata durante il danneggiamento della pianta dovuto a taglio o masticazione e all’esposizione al microbiota intestinale) per produrre vari metaboliti bioattivi, tra cui isotiocianati (ITC) e indoli, entrambi ampiamente studiati per le loro proprietà antitumorali. Gli ITC includono il sulforafano (SFN), l’isotiocianato di allile, l’isotiocianato di benzile e il 2-fenetil isotiocianato. Tra questi, l’SFN è il più potente come chemiopreventivo ed è derivato dal principale precursore dei GLS nei broccoli, la glucorafanina (GFN). Tra gli indoli, l’indolo-3-carbinolo (I3C) è il prodotto bioattivo predominante derivato dal precursore del GLS, la glucobrassicina, abbondante nel cavolo e nei cavoletti di Bruxelles. Nello stomaco, in condizioni acide, l’I3C viene convertito in 3,3′-diindolilmetano (DIM), il prodotto di condensazione acida predominante.

Efficacia dei metaboliti dei glucosinolati dagli studi preclinici

Crescenti evidenze negli studi preclinici indicano che SFN e I3C/DIM possono integrare e/o potenziare la terapia oncologica convenzionale. La potenziale efficacia di SFN e I3C/DIM nel prevenire la progressione tumorale e la migrazione/invasione è di particolare rilevanza nel contesto clinico in cui i pazienti presentano tumori conclamati, in quanto può offrire una strategia terapeutica complementare al regime oncologico standard.

Nelle terapie per il cancro al seno, la tossicità dei farmaci (incluse le tossicità ematologiche e non ematologiche) e lo sviluppo di resistenza ai farmaci che provoca recidiva e recidiva tumorale rappresentano entrambi ostacoli a un trattamento efficace del cancro. Le terapie che combinano due o più agenti terapeutici hanno dimostrato di migliorare i risultati per i pazienti.

SFN e I3C/DIM possono migliorare l’efficacia terapeutica attraverso vari meccanismi, ampiamente classificati come riduzione della tossicità della chemioterapia e della radioterapia, proteggendo selettivamente le cellule normali. Tali meccanismi sono rappresentati da aumento della sensibilità al farmaco, delle risposte citotossiche e dell’accumulo intracellulare di farmaci, dalla riduzione del potenziale metastatico attraverso l’inibizione delle cellule staminali tumorali e della transizione epitelio-mesenchimale e infine dalla promozione della risposta immunitaria antitumorale attraverso l’inibizione delle cellule soppressorie derivate dai mieloidi.

Effetti sinergici di SFN e DIM con altri fitochimici nel cancro al seno

Alcuni studi dimostrano che la combinazione di SFN o germogli di broccoli con polifenoli del tè verde, genisteina, butirrato di sodio o witaferina A e la combinazione di I3C e luteolina migliorano la soppressione della progressione del cancro al seno. In particolare, i polifenoli del tè verde, la genisteina, il butirrato di sodio e la witaferina A, se usati in combinazione con SFN, hanno un impatto maggiore sull’induzione di modificazioni epigenetiche rispetto ai singoli fitochimici somministrati singolarmente.

Nel complesso, le prove precliniche suggeriscono che l’incorporazione di SFN e I3C/DIM, e di altri fitochimici bioattivi, nelle terapie oncologiche convenzionali può migliorare la tolleranza e l’efficacia del trattamento attraverso molteplici meccanismi.

Consumo di crucifere e microbioma intestinale nella prevenzione del cancro al seno

Negli studi clinici sull’uomo si osserva comunemente un’elevata variabilità interindividuale sia nell’efficacia che nella risposta alle verdure crucifere. Prove crescenti suggeriscono che le variazioni nella composizione del microbioma possano svolgere un ruolo nel determinare tali variazioni interindividuali, con il potenziale di influenzare l’efficacia chemio-preventiva delle verdure crocifere sullo sviluppo del cancro al seno e sulla risposta al trattamento.

Numerosi studi hanno dimostrato che il microbioma intestinale umano fornisce attività mirosinasica, potenziando così gli effetti benefici del consumo di verdure ricche di GLS.

Studi condotti sia su modelli umani che su roditori hanno inoltre dimostrato che il consumo prolungato di verdure crocifere altera la composizione del microbioma intestinale. Vari studi hanno dimostrato che lo stesso insieme di microbi, che si ritiene essere alterato dall’esposizione a broccoli o ITC, era anche associato alla risposta al trattamento con doxirubicina (DOX) o allo stato di cancro al seno. Ad esempio, in uno studio sugli animali, i topi che hanno risposto positivamente alla DOX presentavano un’abbondanza maggiore di Akkermansia muciniphila e Roseburia intestinalis, mentre quelli che non hanno risposto presentavano un’abbondanza maggiore di Alistipes putredinis e Blautia spp.

Dunque, il consumo di crucifere può ridurre l’incidenza del cancro al seno non solo attraverso la produzione di composti chemio-protettivi, come gli ITC, ma anche modulando l’abbondanza di microbi che promuovono il cancro nell’intestino.

Prospettive future

Prove crescenti da studi preclinici hanno dimostrato che una combinazione di SFN o I3C/DIM con farmaci chemioterapici comunemente utilizzati potrebbe migliorare gli effetti terapeutici.

Ad oggi, esiste un solo studio clinico registrato in corso (NCT03934905) che indaga gli effetti protettivi dell’SFN sulla tossicità della chemioterapia per il cancro al seno.

Pertanto, oltre al trattamento standard di routine, le strategie nutrizionali più aggiornate raccomandano un’adeguata assunzione di verdure crocifere; un consumo sufficiente di tali alimenti può aiutare a prevenire un declino dello stato di salute delle pazienti con cancro al seno e a migliorarne la prognosi.

Comunque, per comprendere meglio le variazioni nella risposta individuale ai metaboliti delle crucifere è fondamentale approfondire i principali determinanti biologici, genetici e metabolici e stabilire linee guida accurate per il loro dosaggio, specialmente quando si usano estratti vegetali ottenuti dalle numerose varietà di Brassicaceae.

meloff