Rhodiola rosea come terapia alternativa nelle malattie degenerative

La Rhodiola rosea è considerata un adattogeno, ovvero un botanical in grado di migliorare lo stato fisico e mentale, stimolare la capacità di adattamento a diversi cambiamenti ambientali, aumentare la resistenza cellulare e generale ai fattori nocivi, normalizzare la circolazione sanguigna cardiaca e le attività del sistema nervoso centrale. Tra i costituenti bioattivi della Rhodiola rosea, i composti fenolici rivestono particolare interesse per le loro potenziali proprietà terapeutiche.

Recenti review hanno discusso gli effetti terapeutici del salidroside, il principale composto fenolico bioattivo di Rhodiola rosea, evidenziandone il potenziale come candidato farmaco con potenti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, attività antitumorale, benefici per il trattamento di disturbi metabolici e cardiovascolari, ictus ischemico e malattie del SNC.

La review del 2023 “Phenolic Compounds of Rhodiola rosea L. as the Potential Alternative Therapy in the Treatment of Chronic Diseases” si concentra sui meccanismi molecolari d’azione dei composti fenolici di Rhodiola rosea nel trattamento delle malattie croniche e sull’identificazione dei loro potenziali bersagli terapeutici.

Storia botanica della Rhodiola rosea

La Rhodiola rosea L. appartiene alla famiglia delle Crassulaceae. È anche conosciuta con i nomi comuni di Radice d’oro, Radice artica e Radice di rosa. La pianta è diffusa in Asia, principalmente in Siberia, nell’Europa settentrionale, in Gran Bretagna e in Nord America, dove cresce su rocce e dirupi di montagna ad alta quota.

Fiorisce in estate, con fiori di colore giallo/verdastro; la droga vegetale, costituita da radici e rizomi, viene raccolta quando i semi sono maturi, di solito in agosto-settembre.

Esistono più di 200 specie di Rhodiola, ma solo una ventina di esse sono utilizzate a scopo medicinale: la più diffusa è proprio Rhodiola rosea.

Le proprietà curative della pianta furono descritte per la prima volta da Dioscoride nel De Materia Medica (I° secolo d.C.) dove fu chiamata Rodia riza. Carl Linnaeus la ribattezzò definitivamente Rhodiola rosea poiché i suoi rizomi avevano un odore simile all’olio di rosa.

Composizione in attivi degli estratti di Rhodiola rosea

Gli oli essenziali presenti nella Rhodiola rosea contribuiscono al suo aroma caratteristico e possono avere ulteriori benefici per la salute. La composizione di questi oli essenziali può variare, ma spesso contengono composti come pinene, limonene e derivati ​​dell’alcol cinnamico.

Le proantocianidine, che costituiscono una porzione piuttosto ampia degli estratti di Rhodiola, sono ben note per le loro significative bioattività, come antiossidanti, antitumorali, antinfiammatorie, antiallergiche, antimutagene, anti-invecchiamento e migliorative della funzionalità epatica.

La Rhodiola rosea contiene vari flavonoidi, come il kaempferolo, la quercetina e i loro glicosidi. I flavonoidi, grazie alle loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, possono contribuire ai benefici complessivi per la salute della pianta, supportando la salute cellulare, riducendo lo stress ossidativo e modulando i processi infiammatori

La caratteristica distintiva degli estratti di Rhodiola rosea è però la presenza di glucosidi di alcol cinnamico e un contenuto relativamente elevato di fenilpropanoidi, ovvero rosavina, rosarina, colofonia, tirosolo e salidroside.

Effetti antitumorali della Rhodiola rosea

Il cancro è una malattia complessa in cui una proliferazione incontrollata e alterazioni del ciclo cellulare promuovono la crescita di cellule danneggiate capaci di migrare e crescere in parti distanti dell’organismo, formando tumori. L’aumento dello stress, l’esposizione ai raggi ultravioletti, le radiazioni, l’inquinamento e il fumo causano stress ossidativo, mutazioni multiple, infiammazione cronica e alterazione dell’apoptosi cellulare.

Il cancro è considerato una malattia metabolica a causa dell’aumento della glicolisi aerobica, dell’aumento della produzione di ROS, dell’alterata regolazione del pH che porta a un ambiente acido, di disturbi nel metabolismo lipidico e nell’attività enzimatica. Questi processi portano a un aumento dell’infiammazione e della biosintesi lipidica guidata dalla glutammina, a una diminuzione dei livelli di cardiolipina nelle membrane che riduce l’attività enzimatica e all’iperpolarizzazione dei mitocondri.

È stato dimostrato che la Rhodiola rosea e i suoi costituenti attivi esercitano attività antitumorale in molti modelli di cancro in vitro e in vivo. Gli estratti di Rhodiola rosea hanno soppresso la crescita tumorale in vivo diminuendo lo stress ossidativo, sopprimendo i processi infiammatori e attivando le vie di segnalazione associate all’apoptosi, all’autofagia e alla necrosi.

Attività antitumorale del salidroside

Si ritiene che il principale composto attivo di Rhodiola rosea, il salidroside, sia responsabile della sua attività antitumorale. I principali meccanismi d’azione del salidroside includono la soppressione delle vie di trasduzione del segnale PI3K/AKT, JAK/STAT e MEK/ERK, l’attivazione dell’apoptosi e dell’autofagia e la soppressione dell’infiammazione dovuta all’inibizione delle vie NF-κB e PI3K/AKT.

Nello specifico, il salidroside ha ridotto il rilascio di citochine correlate all’infiammazione, tra cui il fattore di necrosi tumorale (TNF-α), l’interleuchina (IL)-1, l’IL-18, l’IL-6, la cicloossigenasi 2 (COX2) e il TGF-β1 e ha inibito la via di segnalazione del fattore nucleare kappa-B (NF-κB) in modo dose-dipendente, sopprimendo così il cancro della pelle.

Inoltre, il salidroside ha inibito la proliferazione e la migrazione delle cellule tumorali polmonari umane attraverso la regolazione dell’inflammasoma NLRP3 dipendente da AMPK.

Il salidroside ha dimostrato attività antitumorale su soggetti umani anche a livello dello stomaco, del pancreas, del fegato del colon retto e della ghiandola mammaria.

Attività antitumorale della rosavina

La rosavina, altro principale composto bioattivo di Rhodiola rosea, ha esercitato effetti antinfiammatori protettivi nel modello di fibrosi polmonare indotta da bleomicina.

Ha ridotto l’espressione di idrossiprolina e malondialdeide e ha aumentato l’attività dell’enzima superossido dismutasi, glutatione perossidasi nel tessuto polmonare, ha aumentato l’espressione di Nrf2 e diminuito l’espressione di NF-κB, p65, TGF-β1 e -SMA.

Durante lo studio degli effetti della rosavina sulla crescita delle cellule T Jurkat umane, sull’apoptosi delle cellule T CD3 spleniche del topo e sull’espressione dei marcatori di superficie e sulla fosforilazione della chinasi extracellulare regolata dal segnale (ERK), ha inibito l’espressione del ligando che induce l’apoptosi correlato al TNF (TRAIL), regolando così la segnalazione ERK.

Questi risultati indicano il potenziale della rosavina di sopprimere la resistenza all’apoptosi nelle malattie autoimmuni e nel cancro.

Conclusioni e prospettive future

I risultati clinici finora ottenuti evidenziano il potenziale della Rhodiola rosea e dei suoi principali composti bioattivi come integratori erboristici multifunzionali, con una gamma di effetti benefici sul sistema nervoso, sull’infiammazione, sul cancro e sul metabolismo energetico.

Gli estratti di Rhodiola rosea e i suoi costituenti bioattivi mostrano significativi effetti antitumorali, tra cui l’inibizione della crescita tumorale, la soppressione della proliferazione cellulare, l’induzione dell’apoptosi, l’attività antiossidante, le proprietà antinfiammatorie, l’immunomodulazione, la protezione del DNA e il potenziale chemiopreventivo.

Però, la mancanza di standardizzazione delle formulazioni e dei dosaggi porta a variazioni nella composizione e nella potenza del prodotto. La standardizzazione e il controllo di qualità dei prodotti a base di Rhodiola rosea sono essenziali per garantire la coerenza e la comparabilità tra gli studi; sono dunque necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno i meccanismi e le implicazioni cliniche della Rhodiola rosea e dei suoi composti bioattivi in diverse applicazioni terapeutiche, compreso il trattamento e la prevenzione del cancro.

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