Placca ateromasica e nutraceutici: nuove evidenze dalla letteratura?

La trimetilammina-N-ossido (TMAO), derivata dal metabolismo del microbiota intestinale, è stata riconosciuta come fattore predittivo e promotore di aterosclerosi. La TMAO deriva dalla conversione enzimatica, a livello intestinale, della trimetilammina (TMA), a sua volta prodotta dal microbiota intestinale, in seguito all’ingestione di alimenti contenenti colina, L-carnitina o betaina.

In diversi studi, la TMAO si è dimostrata aggravare l’aterosclerosi aumentando la formazione di cellule schiumose, l’iperattività delle piastrine, i rischi di trombosi e l’attivazione diretta della risposta infiammatoria.

Uno studio del 2022, pubblicato su una rivista del gruppo Nature, Berberine treats atherosclerosis via a vitamin-like effect down-regulating Choline-TMA-TMAO production pathway in gut microbiota ha avuto come obiettivo quello di verificare se la berberina possa essere efficace nel ridurre la produzione di TMAO a livello del microbiota intestinale e quindi essere interessanti in ambito aterosclerosi.

In vitro, vivo e nell’uomo

Inizialmente, l’azione della berberina è stata studiata in modelli di criceti con aterosclerosi, i quali sono stati sottoposti a trattamento con berberina, per 3 mesi. Lo scopo è stato valutare l’andamento della patologia nei criceti e i livelli di TMA/TMAO/colina nelle feci e nel sangue.

L’analisi in vitro è servita ad individuare quando e come la berberina interagisca con i diversi enzimi coinvolti nella sintesi di TMA e TMAO. Inoltre, è stata valutata la composizione batterica intestinale prima e dopo i trattamenti con berberina.

Infine, lo studio sull’uomo ha coinvolto 49 soggetti: 16 con profilo lipidico e glucidico nella norma hanno fatto da controllo; 21 pazienti, affetti da aterosclerosi e mai trattati prima, hanno assunto berberina 500 mg, 2 volte al giorno, per 4 mesi.

Altri 12 pazienti, con aterosclerosi, hanno assunto la terapia standard (statina più acido acetilsalicilico).

All’inizio e alla fine dello studio, sono stati analizzati feci e sangue di tutti i soggetti. È stato valutato l’andamento della patologia attraverso diversi parametri, tra i quali lo score di placca.

I risultati sulla placca ateromasica

Nello studio sui criceti si è registrato un notevole abbassamento dei livelli di TMAO, sia nelle feci che nel plasma, dopo 3 mesi di trattamento con berberina.

Lo studio in vitro ha dimostrato che la berberina è efficace nel diminuire sia la sintesi di TMA che la conversione di TMA in TMAO. Infatti, gli esperimenti in vitro hanno evidenziato come tale effetto sia legato all’interazione, sia della berberina, che del suo metabolita, diidroberberina, con due enzimi intestinali: uno responsabile della conversione della colina in TMA (CutC) e l’altro responsabile della conversione di TMA in TMAO (FMO).

A questo meccanismo si affianca il fatto, verificato attraverso l’analisi del microbiota intestinale dei trattati, che la berberina è in grado di modulare direttamente il microbiota, diminuendo la quantità di batteri produttori di TMA e aumentando quella di batteri produttori di acidi grassi a corta catena.

Lo studio sull’uomo ha confermato ciò che si è visto sull’animale: i livelli ematici e fecali di TMA e TMAO nei soggetti con aterosclerosi sono ridotti, dopo 4 mesi di trattamento con berberina.

Contemporaneamente, nei soggetti trattati con berberina, si è osservato un miglioramento nei livelli di grassi e zuccheri, a conferma dell’effetto sistemico della berberina.

Inoltre, nei soggetti trattati con berberina si è registrata una riduzione del 3.2% dell’indice di placca, mentre questo non si è verificato nei soggetti in terapia standard con statina e aspirina, che hanno visto un incremento medio del 1.9% del plaque score.

I dati ottenuti da questo studio portano alla conclusione che la berberina possa rappresentare un efficace strumento di contrasto all’aterosclerosi, sia attraverso la riduzione dei livelli di TMA e TMAO, sia attraverso il miglioramento del profilo glucidico e lipidico.