GINECOLOGIA

Persistenza dell’HPV e microbiota vaginale: l’evidenza di una nuova correlazione

Nuovissimo studio conferma il ruolo negativo della Gardnerella nelle pazienti positive all’HPV ad alto rischio: produce sialidasi che degradano la mucina del muco cervico-vaginale compromettendo la barriera vaginale che ostacola l’adesione dei patogeni.
È perciò auspicabile contrastare la Gardnerella e creare una dominanza di crispatus, il lattobacillo più protettivo.

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La lotta alla PMS passa attraverso un estratto di Vitex agnus castus

Importante review sistematica ha preso in esame 104 studi clinici di qualità condotti su preparati a base di agnocasto per contrastare la sindrome premenstruale.
L’unica formulazione presente sul mercato italiano inclusa nella review è stata MonoSelect® Agnus. Assunta ad 1 cpr/die per 3 mesi ha mostrato grande efficacia su dolore mestruale, mal di schiena, mastalgia, mal di testa ed irritabilità.

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È davvero possibile mettere un freno alla PMS? La risposta in un estratto di Vitex Agnus castus

Studio italiano ha valutato l’efficacia nella PMS di MonoSelect Agnus®, estratto etanolico di frutti di agnocasto in compresse a rapido rilascio.
Al termine dei 90 giorni di trattamento, il gruppo di donne che ha assunto MonoSelect Agnus® ha mostrato un notevole miglioramento di tutti i sintomi legati alla PMS, psicologici e fisici, differentemente dall’ossido di magnesio.

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Gravidanza: quali caratteristiche del microbiota vaginale la favoriscono?

Studio ha analizzato il microbiota vaginale di circa 400 donne sane prima della gravidanza.
Si osserva una maggiore dominanza di lattobacilli nelle donne che avevano raggiunto la gravidanza entro un anno, rispetto a quelle che non l’avevano raggiunta e che erano più abbondanti di Gardnerella vaginalis.
Gli autori associano l’elevata presenza di L. crispatus alla fertilità, concludendo che non tutti i lattobacilli vaginali hanno lo stesso significato.

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Vampate intense e rischio cardiovascolare: quale correlazione?

Studio innovativo ha verificato l’esistenza di una correlazione tra disfunzione endoteliale e vampate: maggiore è lo score delle vampate, maggiore risulta la pressione arteriosa.
È quindi probabile che la disfunzione endoteliale, collegata alle vampate intense, possa precedere lo sviluppo di altri fattori di rischio cardiovascolari e che queste siano un campanello di allarme per ulteriori indagini, allo scopo di valutare la salute cardiovascolare della donna in menopausa.

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L. crispatus: la centralità della sua dominanza confermata da un recente caso clinico

The Lancet descrive il caso di una donna sottoposta a trapianto di microbiota vaginale perché soggetta ad aborti ripetuti.
Il tampone, con un’alta prevalenza di Gardnerella, ed altri esami hanno suggerito il trapianto della secrezione cervico-vaginale di una donatrice sana selezionata per la predominanza stabile di L. crispatus.
Cinque mesi dopo il trapianto la paziente è risultata in gravidanza, portata poi a termine.

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Lactobacillus crispatus M247 il probiotico di precisione in ginecologia

Nelle patologie del tratto urogenitale femminile agire sulle cause consente di ridurre efficacemente il rischio di recidiva.
L’utilizzo di un probiotico in grado di modificare il microbiota del tratto urogenitale in chiave più protettiva rappresenta un ottimo mezzo per fornire una salute urogenitale più stabile.
Per le sue caratteristiche L. crispatus M247 è considerato il probiotico di precisione per la salute del tratto urogenitale.

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Menopausa: lo stretto legame tra sindrome climaterica e sindrome metabolica

Sulla Rivista Italiana di Ostetricia e Ginecologia (LRIOG) si evidenzia come i sintomi climaterici peggiorino in presenza di sindrome metabolica, probabilmente perché viene a mancare la protezione offerta dagli estrogeni.
Non si conosce quale possa essere la causa primaria, ma tra i possibili processi coinvolti c’è un difettoso metabolismo ossidativo: il sistema antiossidante endogeno non riesce a compensare lo stress ossidativo.

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Effetti metabolici della Nigella sativa in menopausa

La Nigella sativa è una pianta capace di migliorare sia la sintomatologia climaterica sia i parametri della sindrome metabolica.
Studio recente su donne in menopausa evidenzia una riduzione del 23% della glicemia a digiuno, una riduzione del 27% del colesterolo LDL e del 35% dei trigliceridi nel gruppo intervento.
Tutte le variazioni sono state significative sia rispetto all’inizio dello studio che rispetto al placebo.

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Sindrome metabolica ed estrogeni: quali correlazioni?

Meta-analisi pubblicata su Climateric conclude che la donna in menopausa presenta un aumento del rischio di incorrere in una sindrome metabolica.
Tutte le donne in menopausa vedono infatti un aumento dell’insulino-resistenza, della pressione sanguigna sistolica e diastolica, dei livelli di trigliceridi e del BMI.
Questa condizione è legata al calo degli estrogeni e non sempre viene ripristinata con la terapia ormonale sostitutiva.

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Pressione arteriosa elevata in menopausa: quale supporto dalla nutraceutica?

C’è un crescente interesse verso terapie non farmacologiche che consentano di gestire lievi alterazioni pressorie per evitare eventuali peggioramenti.
In questo obiettivo si è distinta la Nigella sativa per la sua attività antiipertensiva.
Sono diversi i meccanismi d’azione ipotizzati, primo fra tutti l’attività antiossidante dovuta alla presenza di timochinone capace di ridurre efficacemente la malondialdeide.

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È possibile migliorare la qualità di vita in menopausa?

La donna in menopausa, a causa del fisiologico calo degli estrogeni, ha un rischio maggiore di sviluppare sindrome metabolica che, a sua volta, può amplificare la sintomatologia climaterica.
Nigella sativa, grazie al timochinone, suo principale attivo, riduce significativamente la prevalenza e la severità della sintomatologia climaterica e lo score psicologico e dell’ansia, rispetto al placebo, registrando, in generale, un miglioramento significativo della qualità di vita delle donne.

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Remifemin®: meccanismo d’azione unico e non ormonale

Studio ha dimostrato che, su 15 prodotti commercializzati in Europa contenenti trifoglio rosso, soia e Cimicifuga racemosa per la sindrome climaterica, l’unica preparazione senza attività sui recettori ERα e ERβ è stata Remifemin®.
Remifemin® quindi può essere utilizzato con efficacia per ridurre il numero e l’intensità delle vampate sia nelle donne in menopausa fisiologica che in quelle in menopausa iatrogena.

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Lactobacillus crispatus: nuovi dati ne confermano il ruolo nella PMA

Studio clinico ha analizzato il microbiota vaginale e seminale di coppie con infertilità sottoposte a riproduzione assistita (ART).
I campioni vaginali mostrano che le donne con vaginosi batterica e predominanza L. iners o gasseri hanno un minore successo della ART, rispetto a quelle con predominanza crispatus.
I risultati confermano che correggere la presenza di disbiosi vaginale favorisce il successo della procedura.

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Remifemin vs tibolone: sicurezza ed efficacia in menopausa

Più studi clinici comparano l’efficacia e la sicurezza di Remifemin® e tibolone.
I risultati degli studi sono sovrapponibili ed evidenziano un miglioramento significativo e comparabile del Kupperman Menopause Index (KMI) e nessuna alterazione dello spessore endometriale in entrambi i trattamenti.
Remifemin® si è però dimostrato meglio tollerato rispetto al tibolone.

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Lactobacillus crispatus: nuove evidenze confermano il suo ruolo nell’HPV

È ampiamente dimostrato come un microbiota vaginale dominato da L. crispatus sia quello più protetto da diversi tipi di patogeni.
Uno degli ultimi lavori realizzati ha analizzato il microbiota vaginale di donne positive all’HPV, nei diversi stadi della lesione cervicale, ed ha evidenziato l’associazione tra la gravità della lesione e la carenza del L. crispatus, concomitante ad un aumento della biodiversità.

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Estratto isopropanolico di Cimicifuga racemosa in menopausa: quali aggiornamenti?

Realizzato dal gruppo di ricerca di Ginecologia ed Ostetricia dell’Università Federico II di Napoli, studio del 2021 ha documentato l’efficacia di Remifemin®.nel ridurre tutti i sintomi della menopausa già dopo 1 mese di terapia. tale miglioramento raddoppia dopo 3 mesi.
I sintomi che hanno tratto maggiore giovamento sono stati le vampate, la sudorazione, i disturbi del sonno e l’irritabilità.

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Estratti vegetali a base di Cimicifuga racemosa: cosa li differenzia?

Nella moltitudine di prodotti per i sintomi climaterici, una importante review prende in esame, per la prima volta, gli estratti contenenti Cimicifuga racemosa.
iCR, estratto isopropanolico del rizoma di Cimicifuga racemosa, si è dimostrato superiore agli altri nel ridurre i sintomi vasomotori e neurovegetativi ottenendo il massimo livello di evidenza e raccomandazione sia per l’efficacia che per la sicurezza.

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Berberina: un nuovo alleato contro la PCOS

Studio clinico ha confrontato i vantaggi ottenuti dal trattamento con berberina a quelli dati dal trattamento con metformina, in donne con PCOS.
La berberina ha dimostrato di dare benefici comparabili a quelli della metformina, sia in termini di insulino-resistenza sia sull’iperandrogenismo.
La berberina ha anche prodotto un vantaggio significativo sul profilo lipidico.

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L. crispatus e lesione precancerosa da HPV: meccanismi d’azione

La dominanza vaginale del L. crispatus permette l’instaurarsi di un microbiota sano in grado di favorire la negativizzazione dell’HPV e la normalizzazione della citologia cervicale.
Studio recentissimo evidenzia che L. crispatus ha efficacia antiproliferativa sulle cellule precancerose perché aumenta l’apoptosi, modula le citochine Th1/Th2 e inibisce l’espressione delle proteine coinvolte nella fisiopatologia.

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Il butirrato come strumento d’inibizione della virulenza della Candida

Studio evidenzia la capacità del butirrato di azzerare la formazione del biofilm della Candida, di ridurne fino all’80% la crescita e di inibire la sua morfogenesi nella forma ifale.
Il butirrato è infatti in grado d’inibire l’enzima istone-deacetilasi (HDAC) responsabile della formazione della chitina, polimero necessario alle spore della Candida per germinare ed effettuare la metamorfosi nella forma ifale invasiva.

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Vulvovaginite da Candida: il butirrato corre in aiuto?

Autori hanno dimostrato l’efficacia del butirrato nell’inibire la proliferazione della Candida intestinale e nel ridurre la sua capacità di produrre biofilm, sinergizzando con i farmaci antifungini.
L’attività diretta anti-Candida sembra dovuta alla capacità del butirrato d’inibire l’istone-deacetilasi, enzima responsabile della formazione della chitina, cruciale per il passaggio della Candida dalla forma innocua di spora alla forma ifale invasiva.

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Candida: L. crispatus e le nuove evidenze a livello vaginale

Studio dimostra che fra tutti i ceppi di lattobacilli testati (L. crispatus, L. gasseri e L. jensenii) L. crispatus è quello più attivo nell’inibire la crescita di C. albicans e la sua trasformazione in ifa, mantenendo sotto controllo l’ambiente vaginale.
Il tasso di inibizione della crescita è stato maggiore per L. crispatus, arrivando al 70%, così come il tasso di inibizione nella formazione delle ife, 90% di inibizione della germinazione della spora.

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L. crispatus M247 e HPV: un nuovo studio ne valuta l’azione sulla citologia cervicale

Studio del Dipartimento di Ginecologia e Ostetrica dell’Ospedale San Paolo di Bari ha indagato i benefici di Crispact® in 160 donne con positività ad HPV e con Pap test positivo per ASCUS o L-SIL.
80 pazienti hanno assunto Crispact® e 80 hanno costituito il controllo.
Al termine dei 12 mesi di studio, il 61.5% delle trattate con Crispact® ha avuto una normalizzazione della citologia, contro il 41.3% delle donne del gruppo controllo.

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Aborto spontaneo ricorrente: qual è il ruolo del microbiota endometriale?

Dall’analisi dei microbioti endometriali di donne con perdita di due o più gravidanze (RPL) si evidenzia che queste hanno una quantità di L. crispatus molto minore rispetto alle donne sane (17% vs 46%) ed una maggiore presenza di Gardnerella vaginalis (12 % vs 6%).
Per quanto riguarda il microbiota vaginale, il gruppo RPL ha mostrato maggiore abbondanza di Gardnerella rispetto al controllo (9% vs 6%) ed una minore abbondanza di L. crispatus (35% vs 47%).

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Cranberry e cistite: efficacia in pazienti predisposti alle UTI

MonoSelect Macrocarpon® è stato valutato su 924 pazienti con adenocarcinoma prostatico sottoposti a radioterapia.
Il prodotto contiene 200 mg di un estratto altamente standardizzato dei frutti di Vaccinium macrocarpon, titolato al 30% di proantocianidine (PAC) ed inserito in una compressa gastro-protetta.
Nel gruppo trattato, rispetto al controllo, l’incidenza di UTI e l’uso di antibiotici e FANS si sono dimezzati.

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PCOS: la sfida dei trattamenti

Studio molto recente ha comparato l’efficacia di berberina, metformina e myo-inositolo in donne con diagnosi di PCOS.
Dopo 3 mesi di terapia le caratteristiche cliniche sono migliorate in tutti i tre gruppi.
La circonferenza vita è risultata maggiormente ridotta nel gruppo trattato con berberina, rispetto alle donne trattate con metformina e myo-inositolo.
Per quanto riguarda il profilo glucidico, tutti i gruppi hanno visto un miglioramento significativo, senza differenze sostanziali tra i tre.

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Infezione persistente da HPV: uno studio di fase II apre nuovi scenari

Condotto in doppio-cieco e controllato con placebo, uno studio americano di fase II, pubblicato a giugno 2022, ha valutato l’efficacia di un prodotto standardizzato di micelio ottenuto dalla fermentazione di Lentinula edodes, registrato con il nome di AHCC®, riportandone l’efficacia nel contrastare l’HPV ed individuandone il meccanismo d’azione nella riduzione di IFN-β, citochina che blocca l’espressione di IFN- γ, principale citochina a carattere antivirale.

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L. crispatus: studio americano ne valuta l’efficacia nella prevenzione delle cistiti ricorrenti

Studio americano evidenzia l’efficacia del Lactobacillus crispatus nel ridurre l’incidenza delle cistiti ricorrenti di quasi il 50% rispetto al gruppo placebo.
L’analisi effettuata con qPCR rivela anche un’efficiente colonizzazione del cripstaus nella maggior parte delle donne che hanno assunto il probiotico: a 10 settimane è stato registrato un alto livello di colonizzazione nel 93% delle donne trattate, contro il 68% delle donne che hanno assunto il placebo.

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La gestione del prurito vulvare: una soluzione oltre al cortisone?

Studio clinico italiano dimostra l’efficacia di Zantogin® crema nel prevenire la ricomparsa dei sintomi vulvari post-trattamento cortisonico in donne con diagnosi di dermatite vulvare e lichen simplex.
Nel gruppo Zantogin® solo il 15% delle donne è ricorso alla crema corticosteroidea, contro l’89% del controllo, riducendo le applicazioni che sono state 23 per il gruppo Zantogin® crema e 682 nel gruppo placebo.

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Efficacia della berberina nella PCOS: tra infertilità e sindrome metabolica

Una review sistematica e meta-analisi analizza diversi studi clinici per valutare l’efficacia della berberina non solo sul quadro metabolico ma anche su quello riproduttivo.
La berberina si è dimostrata in grado di migliorare la fertilità, l’insulino-resistenza, la dislipedemia ed i livelli di ormoni circolanti risultando un trattamento valido nella gestione del quadro complesso che caratterizza la PCOS.

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Anche nella vulvodinia
è implicato il microbiota?

Studio clinico su 1.400 donne pubblicato su American Journal of Obstetrics and Gynecology individua nell’alterazione della risposta immuno-infiammatoria locale una delle principali caratteristiche della vulvodinia.
L’analisi del microbiota vaginale ha evidenziato che le donne con vulvodinia presentavano una maggiore probabilità di infezioni ginecologiche, soprattutto legate ad antecedenti infezioni fungine, ed una storia di ansia e depressione.

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Candidosi vulvovaginale: a che punto è la letteratura?

Review e meta-analisi del 2022 afferma che la risposta immunitaria dell’ospite ed i metaboliti (ac. lattico, batteriocine, perossido d’idrogeno, ecc.) prodotti da specie batteriche specifiche dell’ambiente vaginale possano essere i fattori implicati nella candidosi vulvovaginale.
In donne con questa problematica la modifica sostanziale del microbiota vaginale risulta infatti essere la riduzione di L. crispatus e la dominanza di L. iners, Gardnerella, Prevotella, Megasphera, Roseburia e Atopobium.

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Probiotici e microbiota vaginale: hanno tutti lo stesso impatto?

Studio pubblicato a luglio 2022 valuta l’impatto sul microbiota vaginale dell’assunzione di L. rhamnosus e L. gasseri.
I danesi hanno analizzato i campioni vaginali tramite l’innovativa tecnologia dello Shotgun metagenomic sequencing.
Sia dopo 30 che dopo 60 giorni non è risultato alcun loro impatto sul microbiota vaginale. Tali risultati indicano come L. rhamnosus e L. reuteri siano batteri solamente transienti a livello vaginale non arrivando a colonizzare in maniera stabile.

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Ciclo mestruale e ormoni: le montagne russe del microbiota

In uno studio del 2022 un gruppo di ricercatori danesi ha evidenziato che il microbiota vaginale presenta una importante diversità microbica, deleteria per l’ambiente vaginale, durante la fase mestruale.
Al contrario, durante la fase follicare e luteale si ha un aumento del genere Lactobacillus, e in particolare della specie L. crispatus che diventa dominante a discapito di una riduzione di patogeni come Gardnerella vaginalis.

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Cistiti ricorrenti: la permeabilità intestinale come campanello d’allarme?

Gruppo di ricercatori del Policlinico Gemelli correla cistiti ricorrenti e disturbi gastrointestinali: un’aumentata permeabilità intestinale caratterizza le donne con UTI.
Poiché l’intestino è un reservoir di batteri patogeni che traslocano direttamente in vescica, la ricostruzione del microbiota, e la conseguente integrità della mucosa intestinale, è proposta come prevenzione.

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Etnia e parto pretermine: cambiano le regole del microbiota?

Recentissimo studio statunitense conferma come la drastica riduzione della specie Lactobacillus crispatus nel microbiota vaginale risulti predittiva di parto pretermine e questa caratteristica rimane la medesima in donne di etnie diverse.
Inoltre la dominanza L. iners aumenta di 1,69 volte la percentuale di parto pretermine rispetto alla dominanza L. crispatus.

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Effetti dell’associazione MonakoPure®, berberina e silimarina sul colesterolo

L’utilizzo di MonakoPure®, estratto brevettato di riso rosso fermentato standardizzato al 20% in monacolina K e KA, la disaggregazione delle compresse fra 90 e 120 minuti, studiata affinchè gli attivi non vengano rilasciati nello stomaco ma nell’intestino garantendo una migliore veicolazione epatica, e l’associazione con berberina e silimarina, brevetto che aumenta lo scarso assorbimento della berberina, spiegano gli ottimi risultati clinici anti-dislipidemici di Berberol K.

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L. crispatus e prevenzione parto pretermine: correlazione o casualità?

Una review e meta-analisi pubblicata su Scientific Reports del gruppo Nature nel 2022 analizza la letteratura scientifica mondiale per chiarire se e quanto la presenza di lattobacilli potesse influenzare il timing del parto e se la specie di Lactobacillus dominante potesse essere rilevante.
I risultati evidenziano come la predominanza di L. crispatus sia protettiva per il mantenimento di un parto oltre la 37a settimana di gestazione.

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Studio universitario valuta l’efficacia della berberina nella PCOS

Uno studio recente indaga per la prima volta l’efficacia della berberina Fitosoma® nella sindrome dell’ovaio policistico.
Al termine dello studio si sono evidenziati un miglioramento dell’indice di insulino-resistenza, della glicemia, dell’insulina, dei parametri ormonali e dell’acne.
Si è anche ottenuto un dimezzamento dei parametri infiammatori valutati e un’assenza totale di effetti collaterali.

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Berberina e assorbimento: studio analizza una soluzione al problema

Un fattore limitante l’uso della berberina è lo scarso assorbimento causato dalla poca solubilità e dalla presenza di pompe di estrusione come la glicoproteina-P che riestrude la porzione assorbita della berberina nel lume intestinale.
I risultati di un recentissimo studio di farmacocinetica in volontari sani evidenziano come la biodisponibilità della Berberina Fitosoma® sia 10 volte maggiore rispetto alla berberina cloridrato.

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Berberina e PCOS:
una review internazionale fa il punto

L’eziopatogenesi della PCOS si è dimostrata multifattoriale: l’iperinsulinemia, risposta compensatoria all’insulino-resistenza, induce l’ipofisi al rilascio massiccio di LH, il cui eccesso può inibire la sintesi di SHGB portando ad un aumento degli androgeni liberi che vanno a ridurre la funzione ovarica.
Inoltre, l’insulina è anche in grado di andare ad agire direttamente a livello della teca ovarica, portando ad un aumento del rilascio di androgeni.

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Microbiota vaginale e vescicale:
c’è correlazione?

Dalle analisi del microbiota di donne con incontinenza urinaria mista prima dell’intervento chirurgico si evidenzia che non ci sono differenze significative riguardo la composizione del microbiota urinario mentre la presenza dominante di lattobacilli nel microbiota vaginale caratterizza i soggetti responder all’intervento rispetto ai non-responder che presentano invece un microbiota vaginale con biodiversità maggiore e dominanza di Prevotella.

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Quali correlazioni tra microbiota vaginale, menopausa e atrofia vaginale?

È possibile individuare fattori predittivi della gravità dei sintomi genitourinari in menopausa: le donne con sintomi più severi hanno scarsa presenza di lattobacilli a livello vaginale mentre quelle con predominanza di Lactobacillus crispatus risultano le più protette.
L’assunzione di L. crispatus potrebbe essere una nuova strategia per il trattamento e la prevenzione della sindrome genitourinaria e dell’atrofia vulvo vaginale.

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Lactobacillus crispatus ed HPV: uno studio clinico ne valuta la correlazione

Numerosi studi hanno osservato una correlazione tra dominanza di lattobacilli nel microbiota vaginale, in particolare L. crispatus, e salute della donna.
L. crispatus è stato rintracciato più frequentemente in donne senza infezione da HPV.
Recentemente è stata evidenziata la capacità del ceppo L. crispatus M247 di colonizzare l’ambiente vaginale correlandolo a negativizzazione dell’HPV.
L. crispatus M247 può essere utile per limitare il ciclo di vita del virus.

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Il microbiota vaginale nella medicina predittiva, preventiva e personalizzata contro il cancro alla cervice indotto da HPV

Il microbiota vaginale può considerarsi un parametro predittivo, preventivo e personalizzato nella lotta al cancro alla cervice indotto da HPV.
Nell’analisi dei dati in letteratura si è scoperto che tra tutte le possibili combinazioni la presenza di L. iners e/o Gardnerella vaginalis aumenta il rischio di infezioni e la persistenza da HPV nonché la progressione della lesione.

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Il rapporto L.crispatus/Gardnerella come nuovo indicatore di diagnosi di vaginosi batterica

Individuare la vaginosi batterica, anche asintomatica, è fondamentale in quanto correlata a parto prematuro, aborto spontaneo, infertilità ed infiammazione pelvica.
Aumenta anche il rischio di candidosi vulvovaginale, infezioni virali (HIV e HPV) e patologie da Trichomonas.
È stato individuato, come nuovo metodo di diagnosi della vaginosi batterica, il rapporto L.crispatus/Gardnerella vaginalis.

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Qual è il ruolo del
microbiota vaginale
nella vaginosi batterica?

L’uso di ceppi probiotici è ormai un mezzo complementare nel trattamento della vaginosi batterica.
Ma a livello vaginale si devono preferire determinate specie di lattobacilli?
Oggi il Lactobacillus crispatus è sempre più considerato il biomarcatore del tratto uro-genitale della donna sana, suggerendone l’uso per il mantenimento e il ripristino di un ecosistema eubiotico.

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Estratto isopropanolico di Cimicifuga racemosa: ancora conferme di efficacia e sicurezza sui sintomi della menopausa

A settembre il gruppo di ricerca di Ginecologia e Ostetricia della Scuola di Medicina dell’Università di Napoli Federico II ha pubblicato su Gynecological Endocrinology lo studio clinico “Cimicifuga racemosa isopropanolic extract for menopausal symptoms: an observational prospective case–control study” per studiare l’efficacia dell’estratto isopropanolico di Cimicifuga racemosa (iCR) nella riduzione dei sintomi menopausali.

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Come contrastare gli effetti collaterali e migliorare la compliance all’uso degli analoghi del GnRH nelle donne con endometriosi?

Gli efficaci analoghi del GnRH, nel management della donna con endometriosi, inducono sintomi simil-climaterici che vengono contrastati con estrogeni a basso dosaggio. Anche questi, però, hanno numerosi limiti clinici e psicologici. Remifemin è una soluzione efficace e sicura da associare agli analoghi del GnRH per ridurre gli effetti ipoestrogenici e migliorare l’aderenza alla terapia.

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Nuove evidenze sull’estratto isopropanolico di Cimicifuga racemosa (iCR) nelle donne con sintomi climaterici che non possono sottoporsi alla HRT

In alcune patologie ormono-dipendenti come il carcinoma mammario, dell’ovaio e dell’endometrio, la cura farmacologia ha lo scopo di ridurre la circolazione degli estrogeni causando però l’insorgenza di una menopausa iatrogena i cui sintomi vasomotori e psichici possono incidere sulla compliance alla terapia.

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Quali sono le conseguenze della resistenza all’insulina per le pazienti in ginecologia?

Dall’analisi condotta su oltre 120 mila donne non diabetiche, che ha confrontato pazienti in sovrappeso o obese con insulino-resistenza e soggetti sani da un punto di vista metabolico, si è dimostrato che l’iperinsulinemia e la resistenza all’insulina, anche se lieve-moderata, giocano un ruolo cruciale nell’insorgenza e nella prevalenza di alcune specie di tumore in ambito ginecologico.

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Sindrome dell’Ovaio PoliCistico (PCOS): la berberina come possibile soluzione

Disordini mestruali, iperandrogenismo, ovaio policistico e infertilità caratterizzano spesso le donne con PCOS. Un altro sintomo che si riscontra è l’attitudine a sviluppare sindrome metabolica e resistenza all’insulina. Le terapie per la PCOS si basano su ormoni sintetici, insulino sensibilizzanti e cambiamenti dello stile di vita, terapie che spesso non possono però essere effettuate per tutto il periodo di fertilità della donna.

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Ipercolesterolemia ed estrogeni: quali correlazioni nella donna?

Prima della menopausa la donna ha un’incidenza di eventi cardiovascolari inferiore all’uomo. Questa differenza si affievolisce fino scomparire quando la donna entra in menopausa. Recentemente viene attribuito agli ormoni sessuali il meccanismo che differenzia questo rischio. La terapia ormonale sostitutiva proposta alle donne in menopausa non sempre riesce a ridurre il rischio cardiovascolare.

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Perché è importante l’allattamento al seno e cosa possiamo fare se non è possibile?

L’allattamento al seno è associato a notevoli benefici per la salute dei lattanti. Oltre ai nutrienti essenziali e alle cellule immunitarie, il latte materno contiene anche una vasta gamma di batteri essenziali per un corretto stato di salute del bambino, anche in età più adulta. Ad influenzare la composizione del latte materno sono: età gestazionale, modalità di parto, antibiotico intrapartum e lo stato di salute della mamma.

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L’importanza della prima colonizzazione del microbiota infantile: il ruolo della mamma

Recentemente sono state chiarite in maniera dettagliata le caratteristiche generali del microbiota infantile, come questo venga “costruito” e come influisca sullo stato di salute del neonato e del bambino. Di particolare importanza il capitolo sul trasferimento del microbiota materno-fetale che risponde alla domanda: Esiste effettivamente un trasferimento da madre a figlio del consorzio microbico?

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Microbiota vaginale e parto pretermine: cosa ne sappiamo?

Il microbiota vaginale a dominanza Lactobacillus crispatus correla con il parto a termine e livelli di citochine pro-infiammatorie basse. Dall’analisi di oltre 12.000 campioni di donne è emerso che quelle che hanno partorito a termine sono tutte a dominanza L. crispatus mentre le donne che hanno avuto un pretermine spontaneo risultano tutte colonizzate da lattobacilli ma solo delle specie iners e gasseri.

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Una miscela probiotica può essere di supporto nella prevenzione delle PROM?

L’uso della profilassi antibiotica intrapartum è vantaggioso per la prevenzione delle infezioni streptococciche ma può alterare la composizione del microbiota intestinale delle madri e di conseguenza dei neonati. Una miscela probiotica, somministrata durante la gravidanza, ha diminuito l’incidenza di colonizzazione dello streptococco beta emolitico di gruppo B (GBS), ha azzerato le PROM e ridotto i disturbi gastro intestinali.

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