METABOLISMO

Quale è il ruolo del CoQ10 nelle malattie cardiovascolari?
La risposta in una review recente

In aggiunta alla terapia convenzionale, l’integrazione del CoQ10 in adulti con malattia cardiovascolare e ipertensione è valutata come benefica da una importante review americana.
Ad un dosaggio compreso tra 100 e 300 mg/die, il CoQ10 ha migliorato la funzione endoteliale e mitocondriale suggerendo che una sua maggiore quantità possa portare a maggiori effetti positivi.

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Berberina FITOSOMA®: nuovo strumento per migliorare efficacia e tollerabilità

Un gruppo di ricerca italiano ha dimostrato che la solubilità della Berberina Fitosoma®, nei fluidi intestinali, è 6 volte maggiore rispetto alla berberina non formulata, insieme ad una sua biodisponibilità di 10 volte maggiore rispetto alla sola berberina cloridrato.
Non sono stati rilevati effetti collaterali, né a livello clinico né a livello biologico, a dimostrazione della sicurezza e della tollerabilità anche intestinale della Berberina Fitosoma®.

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Placca ateromasica e nutraceutici: nuove evidenze dalla letteratura?

La trimetilammina-N-ossido (TMAO) si è dimostrata aggravare l’aterosclerosi.
Uno studio del 2022, pubblicato su una rivista del gruppo Nature, ha verificato che i livelli ematici e fecali di TMA e TMAO nei soggetti con aterosclerosi risultano ridotti dopo 4 mesi di trattamento con berberina e si è registrata una riduzione del 3.2% dell’indice di placca, diversamente dai soggetti in terapia standard con statina e aspirina, che hanno visto un incremento medio del 1.9% del plaque score.

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Effetto rebound: si può evitarlo mantenendo alto il metabolismo basale durante la dieta?

Studio italiano ha analizzato l’efficacia di GLOBES®, nutraceutico contenente Greenselect Fitosoma®, estratto di tè verde che rende 3 volte più biodisponibili gli attivi rispetto all’estratto non complessato, nel mantenimento del peso corporeo raggiunto dopo modificazione dello stile di vita in soggetti obesi.
GLOBES® ha portato ad un ulteriore perdita di peso nel primo mese di assunzione e ad un suo mantenimento al secondo e al terzo mese.

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Fibromialgia: può un sollievo arrivare da un nutraceutico?

Un team di ricercatori dell’Università di Pisa ha testato un’innovativa formulazione contenente un alto quantitativo di Coenzima Q10 ad elevata biodisponibilità al fine di evidenziare la sua efficacia sulla sintomatologia in donne con fibromialgia da almeno 7 anni.
La formulazione ha ridotto, in soli 3 mesi, e rispetto al gruppo controllo, gli outcomes correlati al dolore di circa il 24-37%, la stanchezza in media del 22% ed i disturbi del sonno del 33%.

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Attività anti-dislipidemica dell’associazione MonakoPure®, berberina e silimarina

L’utilizzo di MonakoPure®, estratto brevettato di riso rosso fermentato standardizzato al 20% in monacolina K e KA, la disaggregazione delle compresse fra 90 e 120 minuti, studiata affinchè gli attivi non vengano rilasciati nello stomaco ma nell’intestino garantendo una migliore veicolazione epatica, e l’associazione con berberina e silimarina, brevetto che aumenta lo scarso assorbimento della berberina, spiegano gli ottimi risultati clinici anti-dislipidemici di Berberol K.

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Effetti e vantaggi della combinazione
berberina-silimarina

Una meta-analisi realizzata da un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna esamina i risultati di studi clinici randomizzati, doppio-cieco contro placebo e condotti in parallelo o cross-over sull’associazione berberina-silimarina.
La review evidenzia come la combinazione permetta di ottenere una significativa diminuzione del colesterolo totale, dei trigliceridi e delle LDL, un aumento delle HDL ed un calo della glicemia a digiuno.

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Metformina… SI o NO?
Uno studio universitario ne valuta le alternative

Nel 2020 un gruppo dell’Università di Pavia ha condotto uno studio per valutare l’utilizzo di una combinazione di Berberis aristata e Silybum marinum come nutraceutico alternativo alla metformina.
I risultati hanno evidenziato come questo strumento possa essere un valido aiuto in pazienti naive con diabete mellito di tipo 2 per la sua attività di miglioramento dell’aspetto glucidico e lipidico.

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Il ruolo dei nutraceutici nel paziente intollerante alle statine

Nei soggetti che non tollerano un trattamento a base di statine si può intervenire con il nutraceutico, che però non contenga monacolina K, in supporto alla terapia farmacologica classica.
Tra tutte le sostanze la più attiva risulta la berberina a 500 – 1500 mg/die.
Inoltre, considerando il suo meccanismo non statino simile, è tra le sostanze che possono essere associate a tutte le terapie ipocolesterolemizzanti classiche.

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Può un nutraceutico avere effetti ateroprotettivi?

Le principali terapie farmacologiche per l’aterosclerosi, importante base patologica delle malattie cardiovascolari, devono essere effettuate in modo cronico e gli effetti collaterali che ne possono derivare non possono essere trascurati per ottenere un’adeguata aderenza alla terapia e quindi una buona riuscita clinica.
Gli effetti ateroprotettivi della berberina sono sempre più documentati.

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Quali soluzioni nei pazienti con ipercolesterolemia ma non in nota per le statine?

Negli ultimi decenni, si è osservato un significativo prolungamento della speranza di vita; in questa situazione, livelli anche moderatamente elevati di colesterolo totale e LDL possono, a causa della maggiore durata dell’esposizione, indurre la comparsa di eventi clinici. Tra le sostanze nutraceutiche con maggiori evidenze nella riduzione dei livelli di colesterolo totale e LDL troviamo la berberina e la monacolina K da riso rosso fermentato.

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La riduzione dei livelli plasmatici di LDL diventa sempre più stringente: cosa suggeriscono le nuove linee guida ESC/EAS?

Nelle nuove linee guida ESC/EAS si ridefiniscono le categorie di stratificazione del rischio cardiovascolare, i pazienti diabetici, con danno agli organi target, ipercolesterolemia familiare e grave malattia renale sono tutti classificati come ad altissimo rischio e quindi devono essere trattati in maniera aggressiva per ridurre i livelli di LDL-C.

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Il ruolo dei nutraceutici nel paziente intollerante alle statine

I soggetti che non tollerano un trattamento farmacologico a base di statine rappresentano un problema clinico molto importante tanto da essere una delle maggiori cause di interruzione precoce del trattamento ipocolesterolemizzante, oltre a rappresentare l’ostacolo più importante all’impiego di dosi piene di farmaco che potrebbero consentire di raggiungere più facilmente i target LDL nei soggetti a rischio.

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